ROMA La stangata miliardaria che si è abbattuta sulla sanità salva, per ora, i piccoli ospedali. Tra tagli di posti letto, di strutture, di spese farmaceutiche e di acquisti di beni e servizi, il governo mira a rastrellare dal settore almeno 5 miliardi. L’unico fronte su cui il ministro della Salute Renato Balduzzi l’avrebbe spuntata è la chiusura automatica degli ospedali con meno di 80 posti letto (circa 158). Il taglio infatti, è stato eliminato dal provvedimento, soprattutto perché avrebbe scavalcato la potestà regionale in materia. Ma “l’invito” lanciato con forza dal governo è che a farlo siano dunque le Regioni. Vanno chiuse entro ottobre invece, le strutture ospedaliere entro i 120 posti letto (76 gli ospedali tra 81 e 120 posti). Il nuovo testo (pre consiglio dei ministri) della bozza del decreto legge sulla spending review prevede che «regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adottino tutte le misure necessarie a prevedere, entro il 31 ottobre 2012 la cessazione di ogni attività dei presidi ospedalieri a gestione diretta, anche se funzionalmente aggregati in presidi ospedalieri multisede, con un numero di posti letto inferiore a 120 unità e la conseguente immediata chiusura». Confermata anche la misura, altrettanto temuta dalle Regioni, che falcidia i posti letto. La «riduzione dello standard dei posti letto ospedalieri accreditati - si legge nella bozza - ed effettivamente a carico del servizio sanitario regionale, ad un livello non superiore a 3,7 posti letto per mille abitanti, comprensivi di 0,7 posti letto per mille abitanti per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie, adeguando coerentemente le dotazioni organiche dei presidi ospedalieri pubblici». Mentre, in precedenza, il numero dei posti letto in ospedale era stato fissato a 4 ogni mille abitanti. In totale, così, si arriverebbe ad eliminare 18mila posti letto. Il testo aggiunge che «conseguentemente a tale riduzione, anche attraverso una verifica, sotto il profilo assistenziale e gestionale, della funzionalità dei piccoli ospedali pubblici è promosso l’ulteriore passaggio dal ricovero ordinario al ricovero diurno e dal ricovero diurno all’assistenza in regime ambulatoriale, favorendo l’assistenza residenziale e domiciliare». La bozza poi conterrebbe anche una misura che lima la spesa sanitaria per i contratti già sottoscritti con i privati. È prevista, infatti, una «riduzione dell’1 per cento per il 2012 e del 2 dal 2013 di tutti gli importi e i correlati volumi di prestazioni degli accordi e dei contratti sottoscritti con gli erogatori privati accreditati», oltre al prolungamento al 2015 del tetto all’aumento della spesa, in vigore dal 2010 e che doveva finire nel 2012. Tra gli interventi che sembrano confermati nel dl infine, ci sono anche il taglio alla spesa per i farmaci (con la modifica dei tetti per la spesa territoriale e quella ospedaliera e lo sconto a carico di farmacie e aziende, che si dovranno sobbarcare anche del 50 per cento dell’eventuale sforamento della spesa nazionale) e taglio del 5 per cento di quella per l’acquisto di beni e servizi: c’è la possibilità per le Asl di disdire i contratti senza penali se superano del 20 per cento i prezzi di riferimento, oltre all’obbligo di rivolgersi alla Consip per le categorie di merci presenti nella piattaforma della centrale nazionale per gli acquisti.