PESCARA Per il momento le Province sono salve (salva è in particolare Pescara), ma il decreto sulla Spending review all’esame del governo Monti (mentre scriviamo la riunione è in corso e potrebbe continuare anche oggi) apre un nuovo problema alla sanità regionale. Se è vero che il governo ha rinunciato a stilare per decreto l’elenco degli ospedali da chiudere (la bozza circolata parlava di «cessazione di ogni attività», non di riconversione), è anche vero che ha dato tempo alle Regioni fino al 31 ottobre 2012 per cancellare le strutture con meno di 120 posti letto. Stando alla lettera del testo, in Abruzzo dovrebbero chiudere 10 ospedali pubblici: Pescina, Castel di Sangro, Tagliacozzo, Guardiagrele, Atessa, Casoli, Gissi, Popoli, San Valentino, Penne. La Regione, in piano di rientro dal 2007, si è portata avanti col lavoro riconvertendo sei ospedali, ma forse al governo non basta. Però il ministro Renato Balduzzi, alla vigilia del consiglio ha spiegato a Monti che sono impossibili tagli automatici senza considerare le specificità territoriali. È probabile dunque che questo problema venga affrontato dal tavolo della conferenza Stato-Regioni. C’è poi il problema dei posti letto: il governo chiede che entro il 30 novembre sia portato al 3,7 per mille di cui lo 0,7 per mille riservato alla riabilitazione e lungodegenza postacuzie. Ieri il governatore Gianni Chiodi ha scritto su Facebook «l’Abruzzo l’ha già fatto» , e probabilmente è così, considerando anche i tagli previsti dal piano della residenzialità e semiresidenzialità presentato dall’ex subcommissario Giovanna Baraldi . Ma neanche così i tagli spariscono per l’Abruzzo. La bozza in discussione conferma il taglio di 1 miliardo del fondo nazionale nel 2012 (-22 milioni per l’Abruzzo) e di 3 miliardi nel 2013 (-60 milioni per l’Abruzzo) che si aggiungono ai minori trasferimenti per 5 miliardi previsti dalle manovre del passato governo (un centinaio di milioni in meno per la nostra regione). Per i privati accreditati è previsto un taglio dell1% nel 2012 e del 2% nel 2013 sul budget 2011; taglio anche del 5% per i contratti in essere per beni e servizi, obbligo di rinegoziazione in caso di scostamento superiore al 20% dal prezzo di riferimento dell’osservatorio per i contratti pubblici. Altre misure riguardano la riduzione del tetto per la spesa farmaceutica che scende dal 13,3% al 13,1% del fondo. Per i governatori i tagli alla sanità sono «insopportabili», e chiedono che «il governo cambi rotta» se non vuole la «rottura istituzionale». Annunciano inoltre che ricorreranno al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, come garante della Costituzione. Nel decreto del governo ci sono infine interventi che riguadano anche le risorse extrasanità destinate alle Regioni: 700 milioni in meno nel 2012, 1 miliardo in meno nel 2013. Non è invece nel decreto il taglio di 295 uffici giudiziari ma è nella bozza del ministro della Giustizia Paola Severino. Gli uffici saranno soppressi o accorpati. Si tratta di 37 tribunali, 38 procure e 220 sezioni distaccate. Per l’Abruzzo a rischio i tribunali di Avezzano, Lanciano, Sulmona e Vasto, per i quali si era parlato di una proroga.