Iscriviti OnLine
 

Pescara, 30/03/2026
Visitatore n. 752.744



Data: 06/07/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Fini-Schifani, alta tensione «Arbitro di parte». «No, corretto»

Pd, Udc e Idv: adesso il presidente del Senato chiarisca

ROMA Renato Schifani difende la propria decisione di sostituire il senatore del Pdl Paolo Amato, componente della Commissione di Vigilanza sulla Rai, con il capogruppo di Coesione nazionale, Pasquale Viespoli: «E’ stata una scelta legittima», afferma in aula. Affermazioni che non chiudono la polemica istituzionale con il presidente dell’altro ramo del Parlamento, Gianfranco Fini. Il numero uno di Montecitorio, infatti, rimbecca Schifani: la legittimità della scelta del presidente di palazzo Madama non è in discussione, tuttavia «per usare una metafora calcistica, diciamo che anche all’arbitro più imparziale può capitare di fischiare un rigore inesistente a favore della squadra del cuore per farla vincere».
Insomma lo scontro tra i vertici di Camera e Senato sul nuovo Consiglio di amministrazione di vale Mazzini non si placa: piuttosto si arricchisce di nuove argomentazioni. Dopo il passo ufficiale mediante lettera dei capigruppo del Senato di Pd, Udc, Idv e Api per un chiarimento in aula, infatti, Schifani accetta di aderire alla richiesta e nell’emiciclo sega le ragioni delle sue decisioni. «Di norma gli atti della Presidenza sono inappellabili - afferma - e su di esse non si apre di regola alcun dibattito. Tuttavia, nello spirito di collaborazione e di lealtà reciproca che da sempre caratterizza i rapporti tra la presidenza del Senato, i capigruppo e tutti i senatori, ho ritenuto opportuno rispondere alla richiesta di chiarimenti con la tempestività invocata dai firmatari della lettera». Poi il merito della questione. La sostituzione di Amato con Viespoli («che così ha potuto votare») è «legittima» in quanto rispettosa «di una norma di legge che prevede la rappresentanza obbligatoria» nella Vigilanza di tutti i gruppi parlamentari Schifani ha ricostruito il carteggio avuto con il presidente Fini sulla richiesta del gruppo di Coesione nazionale di avere una rappresentanza in Vigilanza, ed ha respinto al mittente una delle critiche che gli erano state mosse, cioè che l'indicazione di Viespoli fosse stata fatta a seduta aperta. «Si ricorda che ogni seduta della commissione di Vigilanza - puntualizza il presidente del Senato - anche se convocata per l'elezione di un organismo esterno, è in sé compiuta. Infatti, come si può facilmente evincere dai resoconti, al termine di ciascuna delle quattro riunioni», il presidente ha dichiarato tolta (e non sospesa) la seduta. «Si è trattato infatti di tre (quattro, con quella di ieri mattina) distinte sedute, ciascuna distintamente numerata (113, 114, 115 e 116), e non di un unico seggio elettorale».
Dunque nessuna forzatura, tutto è stato fatto osservando puntualmente le regole. Ma le spiegazioni di Schifani non trovano corrispondenza nelle valutazioni di Fini. «La decisione di Schifani è legittima», afferma infati il presidente della Camera. Che poi però aggiunge: «Diciamo che può capitare anche all’arbitro più imparziale fischiare un rigore per far vincere la sua squadra del cuore». Fini ammette di aver usato argomentazioni politiche nella critica a Schifani («La mia è stata una valutazione politica»), ma la querelle istituzionale rimane in tutta la sua rilevanza: «Essendo pro tempore presidente della Camera - spiega - ci sono aspetti istituzionali. Quali? Eccole: i presidenti di Camera e Senato hanno assunto posizioni diverse su una situazione così delicata e spinosa». Come a dire che il dissidio c’è e rimane.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it