ROMA - Altro che tagli, sulle province italiane sta per abbattersi una scure possente: ne scompariranno 61 su 86 nelle regioni a statuto ordinario, mentre altre 14 su 21 sono in bilico nelle regioni a statuto speciale. La salvezza certa è solo per 32 province. A fare i calcoli è lo stesso governo in base ad una simulazione che fissa a 350.000 abitanti il requisito minimo richiesto per la popolazione residente e a 3.000 chilometri quadrati l’estensione del territorio. Se resteranno questi i due parametri indispensabili per la ”salvezza”, per la gran parte delle province italiane il certificato di morte è già pronto. Restano comunque in vita le province capoluogo di regione, a meno che non rientrino nelle dieci che verranno soppresse perché inglobate nelle città metropolitane. La certezza sui dettagli dei requisiti l’avremo entro 10 giorni, il tempo che si è dato il governo per deliberare i criteri geo-demografici «per il riordino delle province».
Se però, come è molto probabile, i numeri alla base dei requisiti resteranno quelli della simulazione, le cartine con la suddivisione amministrativa della Penisola dovranno essere tutte ridisegnate. In alcune regioni il taglio sarà secco. Il Piemonte perderebbe 5 province su 8: non riescono a rispettare entrambi i criteri Vercelli, Asti, Biella, Verbano-Cusio, Novara. Nessun rischio per Cuneo e Alessandria.
Perdita ancora più consistente per la Lombardia: 10 su 12. In pratica si salvano solo Milano che diventa città metropolitana e Brescia. E due saranno in un prossimo futuro anche le province nel Veneto (Venezia e Verona), In Emilia Romagna (Bologna e Parma), nel Lazio (Roma e Frosinone), in Campania (Napoli e Salerno), in Puglia (Bari e Foggia), in Calabria (Cosenza e Reggio Calabria). Anche la Liguria avrà sicuramente ancora due province, Genova come città metropolitana e La Spezia. Quest’ultima in realtà non avrebbe nessuno dei requisiti richiesti: si estende infatti su una superficie di appena 882 km quadrati e la popolazione residente non arriva a 224.000 persone (dati 2010). Ma dato che si trova sui confini di due regioni sarà prevista una deroga ad hoc. In Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise e Basilicata dovrebbero restare solo i capoluoghi di regione. Totale province salve (nelle regioni statuto ordinario): 25; totale soppresse: 61. In Sicilia dovrebbero scomparire 5 province su 9, in Sardegna si salverebbe solo Cagliari; nel Friuli Venezia Giulia sono a rischio Pordenone e Gorizia.
In realtà a conti fatti ne resteranno di più. Il decreto del governo infatti prevede la possibilità di accorpamenti. . Sarà il Cal (Consiglio delle autonomie locali di ogni regione) a deliberare il piano di riduzioni e accorpamenti entro 40 giorni dalla definizione dei criteri. Il governo poi varerà il relativo atto legislativo. E se gli organi locali fanno i furbi e non decidono? In quel caso deciderà direttamente il governo. Il tutto entro fine anno. E così, ad esempio, in Toscana potrebbero accorparsi Siena e Grosseto, oppure Pisa e Livorno. Un discorso particolare lo merita Arezzo che mancherebbe i requisiti davvero per un soffio: se la superficie con 3.236 km quadrati è a posto, la popolazione si ferma a 349.651 persone, ma sono dati del 2010. Un percorso di accorpamento potrebbero seguirlo le tre province destinate altrimenti a scomparire della Campania, ovvero Avellino, Benevento e Caserta, quest’ultima decisamente popolosa (poco sotto il milione di abitanti), ma con una superficie che si ferma a 2.639 km quadrati.
Cambiano anche le competenze delle province che restano in vita: si occuperanno di ambiente (soprattutto discariche); trasporti e viabilità. Il resto - con relative risorse umane e beni - passerà ai comuni.
Tempi più lunghi per le dieci città metropolitane: Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria. Saranno istituite entro il 1° gennaio 2014, con l’eccezione di Genova e Roma, dove il processo avverrà prima, a causa dello scadere del consiglio provinciale.