PESCARA - La settimana politica è scivolata via discutendo attorno ai destini di un Abruzzo che, stando alla frase-cardine del governatore Gianni Chiodi, dovrebbe guardare a Sud. «Proprio no», hanno risposto Antonio Falconio, Gianni Melilla, Antonio Menna, Giuseppe Tagliente e Silvio Paolucci, mentre dalla parte del governatore si sono schierati Emilio Nasuti e Mauro Febbo. Mettiamo un punto alla discussione con Rodolfo De Laurentiis, leader abruzzese dell’Udc fresco di conferma nel consiglio d’amministrazione Rai: delle alleanze strategiche che l’Abruzzo dovrebbe stringere ha un’idea ben precisa.
«Abruzzo verso Sud? Per carità. Guardi, la risposta la danno gli indicatori economici. Il Pil relativo al 2010 rivelava un +6% per il Mezzogiorno, un +5% per il Centro-Nord e un +4% per l’Abruzzo. Se parliamo di internalizzazione dell’economia regionale e teniamo un punteggio 100 per la media italiana, il Mezzogiorno è a 58, l’Abruzzo a 75 e il Centro-Nord a 76-77. Insomma, siamo sempre più vicini al Centro-Nord di quanto lo siamo al Sud, i numeri sono questi, e dicono molto più delle parole».
Ma le parole restano, e dicono che l’attuale Giunta regionale batte sempre sul tasto della «prima regione del Sud» anzichè su quello di una regione stabilmente collocata nel Centro Italia.
«L’Abruzzo è sempre stata riconosciuta da tutti come la regione cerniera tra un Sud arretrato e un Centro-Nord che tira l’economia nazionale. Con lo sguardo fisso sul Centro-Nord, però, non sul Sud. L’uscita dall’Obiettivo 1 è stata un passo decisivo, abbiamo sfruttato meglio di tutti gli strumenti di sosegno e siamo andati avanti in Europa. Non si torna indietro».
Dunque i nostri partner d’elezione restano quelli della cosiddetta Centronia: Marche, Umbria, Lazio, Toscana.
«Di appartenere a categorie possiamo fare a meno, sono le politiche di sviluppo e le alleanze strategiche a definirci, a definire l’Abruzzo. Se vogliamo migliori infrastrutture, se vogliamo modernizzarci dobbiamo avviare una progettualità e un’azione comune di lobbiyng con chi ha forza, esperienza, qualità. Dunque con il Centro e il Centro-Nord, pare chiaro».
Chi tira il carretto verso Sud insiste, però, su radici storiche che ci legherebbero al Mezzogiorno.
«Ma per favore. L’identità storica e quella culturale la danno i progetti condivisi, e i progetti condivisi ci tengono lontani dal Sud. Progetti del passato, del presente e, spero, del futuro. Io non mi rassegno a perdere il treno del Corridoio Adriatico, e per non perderlo dobbiamo rinsaldare le alleanze strategiche con le regioni del Centro e del Centro-Nord. Perchè perdiamo tutto questo tempo, perchè buttiamo via tanti soldi, perchè buttiamo via il futuro?».
Già, perchè? La risposta ci porta dritti dritti verso il tema che tanto irrita i politici abruzzesi, poco propensi ad accettare critiche: dov’è la classe dirigente di questa regione?
«Io non mi irrito, anzi dico che una classe dirigente si misura proprio sulla capacità di allearsi con chi è più forte per ottenere buoni risultati. Qui in Abruzzo siamo finiti ai margini, per incapacità di stringere buone alleanze: treni, strade, guardate come siamo stati tagliati via da tutto. Io non ho alcuna intenzione di polemizzare, con Chiodi o con altri. Io dico che abbiamo un micidiale bisogno di ottenere risorse promuovendo aggregazioni con altri regioni. Abbiamo fatto da battistrada per tanto tempo, ora siamo in coda al gruppo. Dobbiamo reagire, ma il nostro gruppo non è quello del Sud. Ci servono alleati forti, non chi sta peggio di noi. E’ facile essere i primi tra gli ultimi, ma sempre ultimi si resta».