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Data: 09/07/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Mai chiesto aiuti in Europa. Squinzi fa alzare lo spread». Il premier prepara l’Eurogruppo di oggi e risponde alle critiche del capo di Confindustria

Monti: e su di noi pesa anche l’incertezza per il dopo elezioni

ROMA - «L’Italia non ha mai chiesto aiuti, e anzi abbiamo contribuito come gli altri, ovvero in proporzione alla grandezza, al sostegno di Grecia, Irlanda, Portogallo e ora Spagna». «E’ curioso che colleghi del Nord considerino il nostro come un Paese debitore». Non sarà l’unico sassolino che Mario Monti si leva dalla scarpa parlando ieri al «Circolo degli economisti» a Aix en Provence. Il primo affondo del presidente del Consiglio italiano dalla costa francese è diretto a paesi come Olanda e Finlandia, che non cita mai esplicitamente, anche se sostiene che «l’aumento dello spread dopo il vertice Ue è dovuto anche a dichiarazioni, che considero inappropriate, di autorità di Paesi del Nord che hanno avuto l’effetto di ridurre la credibilità delle decisioni prese dal Consiglio europeo».
Due giorni dopo la conclusione del vertice di Bruxelles furono proprio olandesi e finlandesi a mettere in dubbio l’esistenza di un meccanismo anti-spread senza l’intervento della Troika. Resistenze che, seppur in ritardo di un giorno, la Germania ha subito messo a tacere. Ormai però il danno era fatto e Monti se ne lamenta in pubblico accusando però anche altri della risalita dello spread: il presidente di Confindustria. Secondo Monti - che sull’argomento risponde a domanda precisa - le dichiarazioni di Squinzi sul lavoro del governo (dalla riforma del lavoro considerata una «boiata», al governo dal quale «mi aspettavo di più» e che «merita tra il 5 e il 6») «fanno aumentare lo spread e i tassi a carico non solo del debito ma anche delle imprese», e quindi l’invito di Monti a Squinzi è di «non fare danno alle imprese» e «a considerare che dichiarazioni di questo tipo da parte di personalità istituzionali ritenute responsabili hanno effetti molto rilevanti nei mercati». Il presidente del Consiglio suggerisce al presidente di Confindustria «di fare più attenzione, non tanto nei riguardi del governo, che evidentemente non lo merita a giudicare da ciò che viene detto, ma verso le imprese».
Un attacco a tutto tondo che Monti completa con un pizzico di ironia quando dice di aver sempre pensato «che le forze produttive migliori desiderassero il contenimento del disavanzo pubblico e che obiettassero a manovre fatte in passato molto basate sull’aumento delle tasse, e che era ora di incidere su spesa pubblica e strutture dello Stato. Ma evidentemente avevo capito male». Ovvio poi, sempre secondo Monti, che tra le ragioni della mancata discesa dello spread pesa anche l’incertezza politica sul dopo che c’è in Italia. Monti parla dei mercati che si interrogano sulla «governance dell’economia» dopo l’attuale governo, ma in sostanza punta il dito sulla incapacità delle forze politiche che sostengono il governo di fare l’unica riforma che sono chiamati ad elaborare in proprio in questo finale di legislatura: la legge elettorale. Se il futuro dell’Italia è incerto, non da meno lo è quello dell’Europa e della moneta unica. Monti si dice contrario ad immaginare «un’integrazione basata solo sull’eurozona», «anche se - conclude - so che in Francia questa è la visione più diffusa».

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