Monti replica alle accuse di Squinzi: «È lui che fa salire lo spread
Quando la Fiat di Sergio Marchionne lasciò Confindustria ebbi un sussulto di gioia: finalmente uno che rompe lo schema di co-governo che in un Paese straordinario ha prodotto una mediocre classe dirigente. L’assalto di Confidustria e Cgil al governo Monti, conferma quanto penso: il partito della spesa non è solo in Parlamento, ma nel sindacato e in un pezzo dell’industria che da decenni «chiagne e fotte». Chiagne pubblicizzando le perdite e fotte privatizzando gli utili. Quando l’istituzione che rappresenta le grandi imprese - si suppone la punta avanzata del sistema-Paese - fa asse con il sindacato che rappresenta l’archeologia delle relazioni industriali, significa che si sono toccati i gangli vitali di un organismo che cresce grazie a deficit spending, tassazione elevata e spesa incontrollata. È l’irresponsabilità del capitalismo senza capitali, buono per chi fa elusione e incassa ritenute automatiche, ma non per le piccole e medie aziende fuori da Confidustria e dal sistema di scambio e non ricambio che ha reso l’Italia un Paese con una classe digerente ma non dirigente e tanto meno diligente. Bene ha fatto il premier Mario Monti a rispondere a muso duro a Squinzi. Sì, le sue dichiarazioni «fanno alzare lo spread» e mettono Confindustria in una posizione culturalmente subalterna rispetto al sindacato. Senza futuro. Il grande Felice Mortillaro, presidente di Federmeccanica, in queste ore si sta rivoltando nella tomba di fronte alla «fiommizzazione» di Confindustria. Un fenomeno la cui traiettoria sarà devastante. Per gli industriali. L’idea di concertare con il sindacato è vecchia, ma Squinzi va oltre, respira nel 2012 ma vive nel Novecento e propone un blocco padronale-operaista - intriso di paternalismo retrò oscillante tra tuta blu e cravatta rossa - che tenta di scardinare sul nascere i tagli alla spesa e il cambiamento del paradigma della politica ecomico-fiscale seguita dai governi dal 1992 in poi, da Amato fino ai giorni nostri, con eccezione di Monti che con la riforma delle pensioni e la spending review ha segnato - comunque la si pensi - una discontinuità importante. Quando il capo di Confindustria parla di «macelleria sociale», dovrebbe guardare i bilanci di alcuni gruppi industriali che stanno nella sua associazione, le ristrutturazioni fatte nel settore bancario e non solo. Immagino che in Confindustria ci sarà molto da discutere, Squinzi nella sua critica a Monti ha un autorevole alleato: usa le stesse parole di Beppe Grillo. Cari industriali, davvero la pensate tutti così?