Autobus fermi in deposito, minibus abusivi in circolazione in città e sindacati in prefettura. L'ennesima settimana nera del Cstp si apre con la convocazione del prefetto Gerarda Maria Pantalone: con una lettera protocollata dal dirigente Antonella Giugliano, il rappresentante del governo ha convocato i liquidatori del consorzio e i sindacati di base per l'ennesimo «tentativo di conciliazione ex articolo 2, comma 2, legge numero 146/1990». Appuntamento fissato per mercoledì, ore 12,30. La delegazione sindacale, rappresentante dell'assemblea permanente dei lavoratori del Cstp, sarà accompagnata dal dirigente sindacale Rsa Paolo De Matteis e dal dirigente della federazione provinciale Usb Ignazio De Rosa. «Il Cstp non è un'azienda in crisi di mercato», tuona De Matteis provando a dettare l'agenda della settimana della verità. E rilancia: «Il Cstp è un bene comune chiamato a gestire soldi pubblici per erogare servizi pubblici. La richiesta di trasporto pubblico da parte della cittadinanza, residente o turista, è enorme ed è in continua crescita: ecco perché ogni tentativo di ridurre il tempo di impiego dei lavoratori è un palese artificio aziendalista per portare a compimento lo smantellamento dell'azienda e i licenziamenti dei lavoratori». Calca la mano, il dirigente Rsa. E rifiuta a muso duro qualunque ipotesi di contratti di solidarietà e ricapitalizzazione, «solo propaganda considerando anche gli ulteriori tagli miliardari decretati dal governo agli enti locali», denuncia. Piuttosto, chiosa De Matteis, i sindacati di base auspicano che «negli annunciati incontri di oggi e domani gli assessori ai trasporti del Comune e della Provincia raggiungano impegni scritti che rispondano immediatamente e positivamente alle richieste dei lavoratori da ratificare mercoledì insieme al prefetto». Ma quali sono le richieste dei dipendenti del Cstp? Nell'assemblea permanente è stato discusso un documento che sarà presentato già stamattina al primo vertice della settimana. Al presidente della Provincia Cirielli e ai sindaci di tutti i Comuni consorziati nel Cstp, De Luca in testa, i lavoratori dell'azienda in liquidazione chiedono di convocare un'assemblea straordinaria dei soci «a tutela dei diritti dei cittadini e di tutti i lavoratori» con cinque punti all'ordine del giorno: «Modifica dello statuto con ripristino ed estensione delle incompatibilità e inserimento della rappresentanza elettiva dei lavoratori con diritto di voto; analisi della situazione economica: stato debiti, stato crediti, stato bancario; analisi dei contratti di servizio in essere e programmati; nomina del nuovo organo amministrativo; ricorso all'autorità giudiziaria in caso di permanenza delle cause di cui all'articolo 2484 del codice civile». Più di ogni altra cosa, ai lavoratori non è piaciuto il modo in cui il collegio dei liquidatori e tutti i soci hanno gestito la crisi. «L'assemblea permanente dei lavoratori del Cstp - è scritto nel documento - esprime completa delusione sulla gestione politica della vertenza, sottolineando la totale disconnessione tra le istituzioni. Considerato il tesoro economico costituito dal trasporto pubblico locale, il tesoro costituito dal capitale immobile e mobile del Cstp, il tesoro costituito dalla sentenza del Consiglio di Stato scandalosamente ancora in fase di quantificazione e il tesoro della forza lavoro altamente professionale e tra le più produttive d'Italia», i lavoratori ritengono «quantomeno dubbia e contraria all'interesse pubblico della collettività la gestione economica, amministrativa e organizzativa del Cstp». Di più, i lavoratori bollano come «irresponsabile, frettolosa e probabilmente lesiva degli interessi dei soci, dei cittadini e dei lavoratori» l'ultima assemblea dei soci del Cstp», che ha approvato il bilancio d'esercizio 2011 e le delibere conseguenti, e ritengono «ormai esaurita ogni fiducia all'attuale organo amministrativo e dirigente». Con gli autobus ancora fermi nei depositi, dunque, la settimana decisiva per il futuro del trasporto pubblico salernitano comincia nel peggiore dei modi, con la mozione di sfiducia dei lavoratori. La palla adesso passa al prefetto.