Iscriviti OnLine
 

Pescara, 30/03/2026
Visitatore n. 752.744



Data: 10/07/2012
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Chiodi denuncia lo «scippo» dell’Irap. Nelle casse regionali mancano circa 50 milioni di euro. Informata l’Agenzia delle Entrate

Si tratta di soldi dovuti da aziende non abruzzesi coinvolte nella ricostruzione

Nelle casse abruzzesi mancano dei soldi. Un sacco di soldi. Quelli che le ditte, per lo più impegnate nel campo dell’edilizia, provenienti da fuori regione e che hanno lavorato dopo il terremoto. Queste avrebbero dovuto versare alla Regione per il pagamento dell’Irap: risorse che il governatore, Gianni Chiodi, stima tra i 35 e i 50 milioni di euro, e che sarebbero stati pagati, erroneamente, agli Enti regionali che ospita la sede fiscale delle aziende. L’imposta, infatti, va versata nello stesso territorio in cui ricade la sede produttiva, e non quella legale come accaduto, ma nonostante i cantieri, i mezzi e gli uomini impegnati nel post sisma dalle ditte «forestiere» neanche un cent ha preso di Palazzo Silone. «Abbiamo perso - spiega Chiodi - dai 35 ai 50 milioni di euro su versamenti di imprese che operano nel campo dell’edilizia e che hanno lavorato in Abruzzo ma che, erroneamente, hanno versato l’Irap in base al proprio volume d’affari, nelle regioni in cui hanno la sede legale e non in quella in cui il reddito è stato prodotto. Di questo ho già informato i vertici dell’Agenzia delle Entrate». «È necessario subito recuperare i soldi e prevedere espressamente nei prossimi contratti, per la ricostruzione pubblica e privata, che l’Irap venga versata in Abruzzo pena il pagamento di una penale che sia più alta di quella prevista ora proprio per scoraggiare possibili tentativi» ha aggiunto il presidente, che con una lettera al premier Mario Monti ha rimesso il mandato da commissario per la ricostruzione. Quello che si profila all’orizzonte, però, è un lungo contenzioso, la cui articolazione rischia di essere particolarmente complessa per una serie di fattori. Ai fini del pagamento Irap, per esempio, l’attività di imprese in territori diversi è rilevante solamente se queste hanno operato e utilizzato del personale per almeno tre mesi (anche in maniera non continuativa come stabiliscono le norme) nel periodo d’imposta. Se una ditta, per esempio, avesse lavorato per 89 giorni complessivi all’Aquila o nel cratere non avrebbe dovuto versare l’imposta in Abruzzo ma nella regione in cui è situata la sede fiscale. La partita è molto complessa e tutta da giocare.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it