PESCARA - La riforma delle Province non è ancora stata avviata che Enrico Di Giuseppantonio ha messo le mani avanti: «Ci sarà un’unica Provincia che riunirà quelle attuali di Chieti e di Pescara, e il capoluogo sarà Chieti». Neanche il tempo di far posare parole tanto impegnative che il presidente della Provincia di Chieti è stato travolto dal «fuoco amico», vale a dire da esponenti pescaresi dei partiti che lo sostengono. Primo tra tutti, ovviamente, il sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia («Pescara in provincia di Chieti? E' una vendetta consumata nel tempo che non ha fondamento»), poi il presidente della Provincia pescarese Guerino Testa («Non è mai esistita nè mai esisterà una subalternità di Pescara a Chieti»), poi ancora Federica Chiavaroli e Lorenzo Sospiri («Pescara è la capitale economica d'Abruzzo. Con quanto pressapochismo Di Giuseppantonio affrontare un tema così delicato»), e perfino un esponente dello stesso partito di Di Giuseppantomio, l’Udc, Licio Di Biase («Sono arrabbiato per la posizione presa da Enrico»).
Di Giuseppantonio prova a difendersi («Albore Mascia, al mio posto, avrebbe risposto le stesse cose. E’ logico che il capoluogo debba essere quello della Provincia che non viene soppressa, in questo caso Chieti»), ma ormai la frittata è fatta.
Prova ad andare oltre la polemica l’assessore regionale Carlo Masci («Dobbiamo cogliere l’occasione per ridisegnare l’Abruzzo, prima che polemizzare su chi e perchè deve ottenere il capoluogo»), così come il Pd di Chieti («Si attivi un tavolo ristretto. Prima di decidere quale Provincia debba chiudere, bisogna valutare tutte le circostanze»), mentre il capogruppo Pd alla Provincia di Pescara ricorda a Di Giuseppantonio che in qualità di presidente regionale dell'Unione Province italiane dovrebbe difendere tutte le Province e non solo quella di cui è presidente».
Infine Silvio Paolucci, segretario regionale Pd: «Siamo di fronte ad una riforma dei poteri locali che non si limita alle Province. Tutto possiamo permetterci, fuorché lasciare che sia lo Stato centrale a decidere con un tratto di penna il destino delle autonomie locali: la riforma può nascere dal basso, a condizione che la Regione di Chiodi esca dal suo silenzio imbarazzante che dimostra una grave debolezza politica. Pochi mesi fa avevamo elaborato una proposta per la governance dell'area urbana vasta di Pescara-Chieti, e se il Pdl l'avesse condivisa sarebbe stata più semplice la costruzione di un percorso partecipativo. È da lì tuttavia che bisogna ripartire, e se si avrà coraggio, si potranno mettere sul tavolo anche altre idee che vadano oltre le ipotesi di fusioni per incorporazioni».