Altro che diplomazia: i politici ne dicono e se ne dicono di tutti i colori quando sono all’ombra del campanile (che è poi il serbatoio dei voti). E così Enrico di Giuseppantonio, esponente Udc, presidente regionale dell’Unione delle province e presidente della Provincia di Chieti, deve far ricorso a tutta la sua stazza fisica per parare le bordate che arrivano dalla riva pescarese. Poco importa che sia fuoco amico, perché fa male lo stesso. «Pescara in provincia di Chieti? È una vendetta consumata nel tempo che non ha fondamento» saetta in controbatteria il sindaco Luigi Albore Mascia sull’ipotesi ritenuta «inevitabile» di accorpamento, naturalmente sotto la tutela teatina. E via a scavare nella storia per ribadire ovvietà e banalità sull’antichità e sulla "legittimazione" all’esistenza di quella che comunque è stata l’ultima (in ordine di tempo) provincia abruzzese, istituita meno di un secolo fa da Mussolini dietro le pressanti richieste di Gabriele d’Annunzio (nato a Pescara in provincia di Chieti) e del barone dell’Aterno Giacomo Acerbo (nato a Loreto Aprutino). Il collega Guerino Testa: «Non è mai esistita e mai esisterà una subalternità di Pescara a Chieti» e parla di «boutade estiva» che «alimenta solo polemiche». Dalla sponda regionale del Pdl Lorenzo Sospiri e Federica Chiavaroli ribadiscono che «Pescara è la capitale economica d'Abruzzo» e sottolineano «il pressapochismo con cui il presidente Di Giuseppantonio continua ad affrontare un tema così delicato come quello della presunta fusione delle Province di Chieti e Pescara». Con una stilettata: «Se vorrà affrontare la questione con la necessaria obiettività e serietà, dovrà ammettere che tutta la costa teatina, e non solo, nutre maggiore simpatia per Pescara che per lui». Più ponderato Carlo Masci: «Dobbiamo cogliere l'occasione per ridisegnare l'Abruzzo prima che polemizzare su chi e perché deve ottenere il capoluogo»; e fa notare che «l'eliminazione della Provincia di Pescara produrrebbe il paradosso di una città sede di Regione e non di Provincia». Licio Di Biase, da buon democristiano, coglie l’occasione per regalare il suo libro sulla storia di Pescara al suo attuale collega Udc Di Giuseppantonio, e quindi farsi un po’ di pubblicità gratuita. E il buon Enrico? Ribatte sornione: «Mascia al mio posto avrebbe detto le stesse cose. Non decido io ma il Governo. È sconcertante sentir parlare di vendetta. E da parte di chi, poi?».