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Data: 11/07/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Riforma lavoro, Fornero boccia le modifiche

ROMA Non passano l’esame Fornero gli emendamenti presentati dai partiti di maggioranza alla riforma del mercato del lavoro. Il pacchetto con dieci modifiche concordato lunedì da Pd, Pdl, Udc, Fli, Popolo e Territorio, è «troppo costoso» avrebbe detto il ministro del Welfare Elsa Fornero durante l’incontro con due dei relatori di maggioranza al dl, Giuliano Cazzola (Pdl) e Tiziano Treu (Pd), e con il presidente della commissione Lavoro di Montecitorio, Silvano Moffa. Gli emendamenti al decreto sviluppo presentati alle commissioni Attività produttive e Finanze della Camera (compresi quelli dei partiti pro-governo Monti) sono1.901. Oggi i presidenti delle Commissioni annunceranno quelli inammissibili. E intanto ieri Fornero ha bocciato quelli che «hanno dei costi», come ha spiegato Cazzola sottolineando che il rinvio di un anno (al 2014) dell’entrata in vigore dell’Aspi (il nuovo ammortizzatore sociale che sostituisce la cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga) e l’aumento dei contributi previdenziali a carico delle partite Iva «non passeranno mai». Il ministro non si pronuncia sulle perplessità dell’esecutivo in merito alle modifiche richieste. «Stiamo lavorando. Il momento è delicato, non è bene anticipare nulla» si limita a dire. Mentre Cazzola aggiunge: «A questo punto non so se il pacchetto di emendamenti resterà così. Oggi si prosegue con l’ammissibilità, poi il governo dirà la sua. Ora la palla ce l’hanno le commissioni di merito, tocca eventualmente ai relatori del decreto sviluppo riscriverlo». Per il governo il rinvio dell’Aspi comporta anche un problema politico, perché questo ammortizzatore tutela una platea più ampia di lavoratori, rispetto alla Cig, che protegge soprattutto i dipendenti della grande industria. Cesare Damiano (Pd) incontrando il ministro Fornero le ha ricordato che sulle modifiche al testo di legge c’è stato l’impegno del premier Monti, e che «il pacchetto degli emendamenti non è una mela, non si può dividere». Quindi se si modifica la flessibilità in entrata, come chiede il Pdl, va toccata quella sugli ammortizzatori. Sul rinvio dell’Aspi poi neanche tutto il Pd è d’accordo. Il problema potrebbe essere risolto, o peggiorato, dalla decisione dei presidenti delle commissioni Attività produttive e Finanze, che potrebbero inserire gli emendamenti tra quelli inammissibili perché estranei alla materia. Al momento c’è un forte pressing della maggioranza specie sulla presidente della Attività produttive, la leghista Manuela Dal Lago, in passato inflessibile su questo punto. Se le modifiche saranno respinte, potrebbero essere presentate, riferisce Cazzola, al decreto sulla spending review in Senato, dove i criteri di ammissibilità sono più larghi.

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