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Data: 12/07/2012
Testata giornalistica: Il Mattino
La crisi del tpl - Cstp, vicolo cieco: salernitani a piedi da sei giorni Fondo speciale, oggi riunione in prefettura. I dipendenti: nuovi blocchi se i soci non pagano

Trasporto pubblico, oggi sesto giorno consecutivo senza gli autobus del Cstp: restano per l'ennesima volta a piedi i 65mila salernitani che quotidianamente, prima della nuova crisi, si muovevano con i mezzi dell'ex consorzio. Il servizio non sarà garantito nemmeno nei prossimi giorni, salvo colpi di scena nelle riunioni di oggi in prefettura, dove sono stati convocati i protagonisti della lunga vicenda. I dipendenti presidieranno il palazzo di piazza Amendola fin dal primo mattino, sperando di vedere anche gli altri diciannove soci dell'ex consorzio, oltre a Comune e Provincia (insieme a sigle sindacali e Usb, che parteciperanno a due incontri). Con loro, i dipendenti attendono buone notizie sulla costituzione di un fondo straordinario che consentirebbe di proseguire il servizio fino alle nuove gare (ma non di pagare gli stipendi). Alcuni autisti arriveranno al presidio guidando l'autobus e posteggiandolo il più vicino possibile: se non dovessero arrivare le buone notizie tanto attese, non sono esclusi nuovi gesti di protesta, dopo il corteo e le contestazioni dell'altroieri nei confronti in particolare del capo dei liquidatori Mario Santocchio. Nell'incontro di lunedì sono state accolte alcune delle richieste dei lavoratori, tra cui quella del ritiro della manifestazione di interesse del Comune di Salerno, per un servizio di trasporto urbano: l'assessore Luca Cascone si è detto disponibile a ritirare la manifestazione di interesse, «nel momento in cui si darà corso a quanto richiesto dalle organizzazioni sindacali in merito alle modalità di affidamento integrale del servizio». Un bizantinismo per dire che se effettivamente ci sarà un affidamento integrale del servizio, e quindi un gestore unico, la manifestazione di interesse verrà ritirata da palazzo di città. Che si impegna a definire un'unica procedura insieme alla provincia, con un cronoprogramma certo ed entro questa settimana. Un altro risultato è la sospensione delle 603 lettere di licenziamento che erano pronte a partire: Comune e Provincia chiedono infatti ai liquidatori che, «nelle more della definizione della procedura di affidamento», sia sospeso il licenziamento collettivo. Paura ieri pomeriggio, quando ai lavoratori arriva la voce che stamattina sarebbe partita la procedura di mobilità collettiva, nonostante l'esito della riunione di lunedì. L'allarme rientra in serata in assemblea. Le lettere restano sospese, ma per una sola settimana: ogni decisione è infatti rinviata all'assemblea dei soci di martedì 17. Sul fronte degli stipendi, sono finalmente partiti dalla Regione i mandati riferiti ai corrispettivi di marzo e aprile, che consentiranno di pagare ai dipendenti la busta paga di maggio. Difficile assicurare gli altri emolumenti, nonostante gli impegni formali: dalla Provincia già lunedì arrivavano dinieghi in merito a possibili nuove anticipazioni di cassa. Riguardo alla prospettiva di riprendere il servizio, gli stessi lavoratori sono in un vicolo cieco. Da una parte, i bus senza ricambi e con poco gasolio e la necessità di sostenere la protesta; dall'altra, il fatto che se l'attività non riprende la Provincia non pagherà i chilometri che non sono stati effettuati, come già accaduto lo scorso anno nel caso analogo dei sei giorni di stop al trasporto. Intanto ieri, dopo l'annuncio di Cascone di una task force «anti-sciacalli», cioè di vigili urbani che controllano alle fermate se i mezzi di altre ditte private trasportano passeggeri sul territorio urbano, sull'argomento arriva anche un ordine di servizio della Sita Sud, che già in passato aveva invitato il proprio personale a non effettuare fermate nel tratto di servizio urbano. Anche stavolta il contenuto è simile, in più con il riferimento della solidarietà ai colleghi del Cstp. Nel frattempo si naviga a vista, quasi in autogestione, con i dipendenti in assemblea permanente a Fuorni, Cava e Pagani e i mezzi che ufficialmente non escono dai depositi perché guasti. Spunta anche un'idea provocatoria, tra i dipendenti: quando riprenderà il servizio, provare a convincere i passeggeri a non vidimare il biglietto. Un tentativo estremo per continuare a far parlare del caso Cstp

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