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Pescara, 15/06/2026
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Data: 12/07/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Monti attacca la concertazione nuovo scontro con i sindacati «G20 di Cannes, su Berlusconi pressioni vicine all’umiliazione»

ROMA Nonostante l’agenda affollata di impegni internazionali e interni Mario Monti ha trovato il tempo per partecipare ieri all’assemblea annuale dei banchieri. E’ stata l’occasione per ricordare quello che il suo governo ha fatto. E chiarire che se su qualche fronte, come quello dello spread che non scende quanto dovrebbe ed «è per noi motivo di frustrazione perché è un aspetto negativo che viene imputato la governo», i risultati tardano ad arrivare, non bisogna stupirsi. Cambiare la percezione dei mercati sul fatto che l’Italia ha voltato pagina ci vuole tempo. «Siamo in guerra contro i diffusi pregiudizi sul nostro paese, contro le ciniche sottovalutazioni di noi stessi, una guerra contro eredità come il grande debito pubblico, contro gli effetti inerziali di decisioni del passato e contro i vizi strutturali della nostra economia», dice.
Una guerra che il governo sta conducendo anche grazie ad una profonda «innovazione nel metodo». Con Confindustria e sindacati Mario Monti è categorico. «Le parti sociali devono essere consultate ma devono restare parti, e non soggetti ai quali il potere pubblico dà in outsourcing responsabilità di politica economica». Nella sua relazione il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, aveva detto che questo governo non è tenero con le banche, ma che le banche rinnovano al governo il loro pieno sostegno. Con chiaro riferimento al presidente Squinzi, Monti ha notato che invece «altre parti sociali come Confindustria, che con la riforma del lavoro ha avuto aperta la strada per contratti più flessibili» non esprimono lo stesso riconoscimento.
L’innovazione nel metodo significa fine della concertazione, aggiunge poi, aprendo un nuovo fronte di scontro con i sindacati. «In passato ci sono stati esercizi profondi di concertazione che hanno creato debito perché lo Stato poi interveniva a compensare gli squilibri creati. Esercizi di concertazione che hanno creato i mali contro cui noi combattiamo e a causa dei quali i nostri figli non trovano facilmente lavoro». Monti recita il de profundis della stagione nella quale «lo Stato era il compensatore ultimo», ma alla parola concertazione, il pensiero di tutti, e non potrebbe essere altrimenti, corre a Ciampi e ad Amato, che comunque proprio con quel metodo hanno tagliato le gambe all’inflazione e permesso all’Italia di salire sul treno dell’euro insieme agli altri grandi paesi europei.
Monti è certo che i risultati dell’azione del governo, delle riforme delle pensioni e del lavoro, della spending review arriveranno. Scenderà lo spread «che come dice il governatore non è giustificato dai fondamentali della nostra economia», e aggiunge, «spero che i mercati non annettano troppa importanza al fatto che la primavera prossima si avvicina». I governi passano, vuol dire Monti, ma «il meccanismo per limitare gli spread per il quale a livello europeo ci siamo battuti», bè quello resta. Arriverà anche la crescita economica. «Ci vorrà più tempo ma gli effetti delle riforme fatte si vedranno».
C’è un fronte invece sul quale «i risultati sono stati più rapidi di quanto credessi», e si chiama credibilità internazionale dell’Italia. «Al G20 di Cannes a novembre scorso il mio predecessore Berlusconi è stato sottoposto a una pressione prossima all’umiliazione, e vicina a dover cedere sovranità sulla propria politica economica». L’Italia, aggiunge, è tra i paesi più pronti a farlo, ma in un contesto multilaterale, non in un’ottica di commissariamento. Comunque, nel giro di qualche mese, tutto è cambiato, e al G20 di due settimane fa in Messico «l’Italia ha avuto un ruolo per risolvere la crisi dell’eurozona».
Il percorso europeo è faticoso, aggiunge anche il presidente del consiglio «e lento rispetto all’urgenza della realtà, ma sono stati fatti progressi significativi, anche se è facile che queste decisioni somiglino alla tela di Penelope e questo senza riferimenti al grande paese cui Penelope apparteneva».
Verso le 13,15 Monti lascia il palazzo dei congressi. La notizia della nomina di Grilli a ministro arriva dopo un’ora con una nota ufficiale del governo, insieme a quella sulla costituzione del comitato di coordinamento per la politica economica. Se siamo in guerra serve un gabinetto di guerra, ed è sempre il capo del governo a guidarlo.

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