A Madrid scontri tra polizia e minatori in piazza contro il governo
BRUXELLES Alla fine la stangata è arrivata anche in Spagna. Inattesa e violenta. La scure dei tagli volteggiava da tempo, e ieri mattina è caduta in particolare sul collo dei dipendenti statali: niente più tredicesima. Un provvedimento radicale, accompagnato da molti altri, che smentisce buona parte delle promesse elettorali di Mariano Rajoy, presidente del governo (come si dice in Spagna) e leader del Partito popolare, di affrontare la crisi senza aumentare le tasse e senza farla pagare ai cittadini. E la piazza ieri per la prima volta si è rumorosamente ribellata. Con rabbia, e con violenza. Niente mani nelle tasche dei contribuenti avevano promesso i popolari, ed invece l'Iva aumenterà di tre punti: per auto, abbigliamento e telefonia passerà dal 18 al 21%; per trasporti, ristoranti e alberghi dall'8 al 10%. Solo per i beni di prima necessità resterà ferma al 4%. Servono 65 miliardi di euro supplementari entro 30 mesi, e Rajoy è andato a prenderli dove è più facile. In teoria potrebbe pagarne un prezzo elettorale, ma il voto è molto lontano, anni, e nel frattempo conta di farsi perdonare. Ma sarà dura. Ieri il centro di Madrid è stato ostaggio dei minatori delle ultime due miniere spagnole, che saranno probabilmente presto chiuse perché i sussidi alle industrie del settore sono stati tagliati del 63%. La manifestazione era iniziata già martedì sera, dopo una marcia di 400 chilometri dal Nord del Paese verso la capitale. Nella notte c'era stata una suggestiva sfilata con la via illuminata dalle torce che i minatori hanno sul caschetto protettivo. Poi ieri mattina il risveglio con la notizia dei nuovi tagli, ed il clima si è appesantito, le manifestazioni hanno degenerato, la polizia ha sparato proiettili di gomma, si sono visti feriti, arresti e tanti vetri rotti. I dipendenti pubblici non si aspettavano un colpo così duro, uno stipendio in meno e le tasse aumentate, ma «siamo in un momento decisivo per noi, per i nostri figli e per il nostro stato sociale - ha spiegato Rajoy - Questa è la realtà e non sono ammesse altre fantasie. Siamo finiti in una voragine e dobbiamo uscirne il più presto possibile». Lo sforzo, almeno, è distribuito da subito su tutti, anche sui politici. Sono stati infatti tagliate le indennità dei deputati, mentre i trasferimenti a partiti e sindacati hanno avuto una sforbiciata del 20%. A Bruxelles, dove i tagli, in particolare se sono sul lavoro, sono molto apprezzati, la Commissione europea ha detto di aver «accolto con favore l'annuncio delle nuove misure fiscali». Simon O'Connor, portavoce del vice presidente Olli Rehn, ha aggiunto che questi tagli «sono un passo importante per assicurare il rispetto degli obiettivi di bilancio per quest'anno, e accogliamo con favore la determinazione del governo». E' il prezzo che Madrid ha dovuto pagare per la decisione unanime dell'Ecofin di martedì di concedere alla Spagna un anno in più, fino al 2014, per riportare il rapporto tra deficit e Pil sotto il 3%. Poi ci sono gli aiuti europei per salvare le banche, fino a 100 miliardi, 30 subito, entro luglio, decisi sempre martedì, e lo scudo anti-spread, che se l'Italia spera di non usare la Spagna rischia di dover invece alzare. Mentre a Bruxelles ci si compiaceva per la «determinazione» del governo spagnolo, a Madrid molti altri lavoratori si sono uniti ai minatori. Il clima si è incattivito, sono state lanciate pietre e petardi, ci sono stati scontri e, nella serata di ieri, si contavano una ottantina di feriti e 5 arresti.
E Hollande aumenta la tassa sul welfare
La Francia prepara una manovra aggiuntiva. Il premier Ayrault: «Ci aspettano mesi terribili»
In vista incremento di 11 miliardi sul contributo sociale generalizzato. I piani del governo svelati da un settimanale satirico. Forse rivista l’imposta del 75% sui redditi altissimi
PARIGI Non solo Spagna e Italia: c’è aria di stangata anche nella nuova Francia del presidente François Hollande, duramente colpita dalla crisi economica, che nonostante la recente manovra correttiva da 7,2 miliardi di euro dovrebbe procedere in tempi brevi ad un nuovo aumento delle tasse. In particolare con un innalzamento della Csg, il contributo sociale generalizzato, la tassa imposta a tutte le fascie di reddito che finanzia il welfare. Mentre il premier Jean-Marc Ayrault, parlando “off the record” con i suoi fedelissimi, non usa mezzi termini: «I prossimi mesi saranno terribili, bisogna far capire ai francesi che la crisi non è ancora arrivata al suo apice». A confermare ieri un probabile innalzamento della Csg - che rischia di scatenare un forte dibattito politico-fiscale in Francia, se non addirittura un autunno caldo - è una fonte dell’Eliseo, citata dal settimanale satirico Le Canard Enchainè, sempre molto ben informato sui retroscena della politica transalpina. «Parliamoci chiaro - ha detto la fonte - come ha scritto la stessa Corte dei conti, un innalzamento della Csg è inevitabile, l’anno prossimo, ma non è questo il momento di annunciarlo». Del resto anche il ministro dell’Economia Pierre Moscovici e il suo collega al Bilancio, Jerome Cahuzac, lo hanno ammesso di recente, seppure in modo implicito, nel corso di un’audizione alla commissione Bilancio del Parlamento. Alla domanda se pensasse a un aumento dell’Iva o della Csg per il bilancio 2013, Cahuzac ha risposto: «L’Iva mai!». Nessuna smentita però su un eventuale innalzamento del contributo sul welfare, attualmente al 7,5%. E anche il leader sindacale della Cfdt, Francois Chereque, ha detto che l’aumento di quella tassa è «l’unica pista accettabile». Sempre secondo il Canard, da dieci giorni gli esperti del ministero del Bilancio lavorano così a un aumento che oscilla tra i 2 e i 4 punti, a seconda delle previsioni di crescita per il 2013, che per il momento sono all’1,4%. Un punto in più di Csg rappresenta 11 miliardi di euro. Una vera e propria manna per le casse dello Stato, visto che l’aumento di un punto dell’Iva ne rappresenterebbe appena 7. Sempre secondo il settimanale francese il presidente Hollande starebbe anche facendo una parziale retromarcia sulla creazione dell’aliquota al 75% per i redditi superiori a 1 milione di euro, uno dei più controversi annunci della sua campagna presidenziale. Lo stesso Cahuzac ha detto a radio RTL che oggi si impone «una vera riflessione» sul «perimetro di questa imposta». Traduzione: il governo vorrebbe distinguere tra i redditi eccezionali e sporadici, come quelli di artisti, attori o sportivi, da quelli che provengono da un contratto di lavoro. Solo quest’ultima categoria verrebbe tassata al 75%. «I brillanti calciatori del campionato di Francia possono stare tranquilli», ironizza il Canard. E mentre il sud dell’Europa è impegnata nella difficile battaglia per risanare i conti pubblici dall’area “forte” del Nord continuano ad arrivare segnali inquietanti. La situazione dell’euro «è pericolosa, molto pericolosa: tutti gli stati vogliono mantenere l’euro ma ci sono divergenze sulle misure da adottare», ha detto ieri il premier finlandese Jyrki Katainen in un’intervista. Per questo è normale, ha aggiunto, «tutti, compresa la Finlandia, facciano ipotesi circa la possibilità che, malgrado noi, tutto possa fallire».