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Pescara, 15/06/2026
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Data: 12/07/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Cgil, Cisl e Uil: non ci sono alternative al dialogo. Camusso: il premier non sa di che parla, nel ’93 l’intesa con le parti sociali salvò il Paese

ROMA Temerario, coraggioso, o semplicemente realista? Mario Monti va all’attacco della concertazione, non si sa quanto consapevole di avere di fronte l’autentica Maginot sindacale. Comunque un caposaldo confederale da almeno un ventennio. E le organizzazioni dei lavoratori rispondono con un robusto fuoco di sbarramento. Per la storia, il gigantesco sistema francese di fortificazioni cadde sotto l’assalto dei tedeschi. Da noi lo scontro è appena aperto. Il contrattacco durissimo. Susanna Camusso: «Credo che il premier non sappia di cosa stia parlando. Vorrei ricordargli che l’ultima concertazione nel nostro Paese è quella del 1993. Un accordo che salvò il Paese dalla bancarotta con una riforma delle pensioni equa, al contrario di quella fatta dal suo governo». Il leader della Cgil amplia anche il raggio dei colpi: «Le lezioni di democrazia sono sempre utili, prendere lezioni da chi è cooptato e non si è misurato con il voto e un po’ imbarazzante per il futuro democratico del Paese. Farlo poi nella platea delle banche e degli interessi bancari nella crisi meriterebbe una riflessione».
Il Patto per l’Italia del ’93 tra Ciampi e sindacati è il cardine sul quale ruotano gli obici e partono i tiri delle confederazioni. Sergio D’Antoni, che quell’intesa firmò da numero uno della Cisl, prova a dare al premier una lezione anche di tipo storico: «La concertazione ha contribuito a risolvere i problemi dell’Italia e da Monti è arrivata una cattiva ricostruzione degli avvenimenti. A spingere il Paese sull’orlo del baratro è stato invece il decennio berlusconiano». Dunque, non i sindacati e non la concertazione. Il «generale» della Cisl di oggi, Raffaele Bonanni, sottolinea come non ci sia alternativa alla concertazione in nessun Paese a democrazia matura e ad economia avanzata: «I governi per quanto autorevoli e composti da personalità di altissimo profilo, non possono guidare da soli questa difficile stagione di cambiamenti e riforme senza un ampio consenso mentre le forze sociali non devono porre veti». E aggiunge: «Proprio perché abbiamo intrapreso un percorso di guerra, come dice Monti, bisogna moderare i toni sia da parte di chi ci governa sia delle parti sociali». Infine: «Vedo troppa agitazione e troppi toni esacerbati da una parte e dall’altra. Dobbiamo tutti portare un contributo per uscire dalla crisi ed il governo deve sforzarsi di fare sintesi, leggendo e facendosi interprete di tutte le istanze del mondo sociale per il bene dei cittadini». Invito girato, certo all’esecutivo, ma anche a Camusso e Confindustria.
Per Luigi Angeletti oggi è la stessa Europa a consigliare il dialogo sociale come strumento di crescita. Come dire, il presidente del Consiglio si dovrebbe guardare un po’ intorno. «Il nostro premier - ironizza il segretario generale della Uil - è più realista del re: pensa di poter salvare l’Italia senza preoccuparsi di salvare gli italiani. Forse un ascolto più attento delle aspettative di lavoratori e pensionati ci farebbe uscire dalla crisi tutti insieme, prima e meglio. Ma, evidentemente, confonde concertazione con consociazione». Replica a Monti anche il leader dell’Ugl, Giovanni Centrella: «Riduttivo oltre che irrispettoso nei confronti dei sindacati e dei lavoratori affermare che siano stati gli esercizi di concertazione a generare i mali di cui oggi il Paese soffre».

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