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Pescara, 15/06/2026
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Data: 12/07/2012
Testata giornalistica: Il Tempo
Berlusconi si ricandida Ticket con Alfano. In serata ammette: me lo chiedono gli imprenditori «Con me in campo Pdl al 30%. Ma cambierò il nome»

Contrordine. Non ai compagni ma al Pdl. Silvio Berlusconi vuole correre nuovamente per palazzo Chigi alle elezioni del 2013. Sarebbe la sesta volta negli ultimi 18 anni. Con buona pace di Angelino Alfano che al ruolo di candidato premier aveva iniziato a pensarci seriamente e di chi nel partito immaginava di fare le primarie. Che, con la candidatura del Cavaliere, vanno di fatto messe in soffitta. Le indiscrezioni che circolavano da giorni hanno trovato ieri conferma ufficiale proprio dal segretario del Pdl: «In tanti glielo chiedono, credo che alla fine lui deciderà di scendere in campo. Per chi come Berlusconi ha governato in anni così complessi e ha ceduto il passo a un governo tecnico senza essere stato battuto in aula e senza aver perso le elezioni, credo che sia giusto e legittimo chiedere un giudizio del popolo sulla storia di questi anni e su una nuova chance». E Berlusconi? In serata, alla festa di compleanno dell’ex sottosegretario Catia Polidori, al circolo Canottieri Roma, ha inizialmente glissato sulle domande. Poi, con gli invitati si è lasciato andare. A far sgorgare qualche lacrima di commozione e a far scattare la molla, il vecchio inno di Forza Italia partito dalle casse della sale. «Entro l’estate cambio nome al partito», ha esordito al Cavaliere, per poi arrivare al centro del discorso: la sua ricandidatura: «È tutto il mondo imprenditoriale che me lo sta chiedendo», ha spiegato. Alfano potrebbe essere chiamato proprio da Berlusconi a fare un ticket con lui per la corsa al governo, affiancato da un gruppo di dirigenti 40enni. Del resto il Cavaliere vive di sondaggi e proprio quelli, studiati e ristudiati nelle ultime settimane, gli dicono che con lui in campo il Pdl arriverebbe al 30%. Insomma sarebbe una sorta di «Gerovital» per un partito dato in picchiata fino al 18%. Chi lo ha incontrato negli ultimi tempi ha raccontato che nei suoi giri di incontri a villa Gernetto il Cavaliere ha ricevuto da imprenditori e amici lo stesso consiglio: la gente è stanca di questo immobilismo del Pdl e voterebbe di nuovo per un governo guidato da te. Ipotesi che del resto l’ex premier non ha mai abbandonato del tutto. Si è tirato indietro per lasciare spazio a un governo tecnico - come gli è stato quasi imposto in Europa - ma non ha mai digerito quella decisione. Ora Berlusconi si prenderà tutta l’estate per capire meglio la situazione, per vedere come rispondono gli elettori alla sua scelta - per questo non andrà in Sardegna a Villa Certosa ma resterà ad Arcore - e a settembre, probabilmente, deciderà in maniera definitiva. Intanto però ha fatto capire che sui temi importanti, come la nuova legge elettorale, tutti dovranno parlare con lui. Spiazzato dalla nuova candidatura il partito. Che comunque, per buona parte, condivide la scelta. I più scettici restano gli ex An. Ma al momento nessuno pensa a una scissione. Neppure l’area di Pisanu e Scajola che lavora a una grande aggregazione dei moderati. Ipotesi che con la discesa in campo di Berlusconi va a gambe all’aria. Casini ha fatto ampiamente capire che la candidatura del Cav tronca di netto qualsiasi ipotesi di accordo. Mentre invece potrebbe rinsaldarsi il legame con le «vecchia» Lega di Bossi. Però finirebbe nei guai Maroni. Nel Pdl c’è però chi non crede veramente all’ipotesi «ritorno». «Berlusconi è un prestigiatore - ragiona un parlamentare - quando ti fa vedere una cosa tu devi fare attenzione da un’altra parte. Non credo che la legge elettorale sulla quale sta spingendo, con un premio di maggioranza basso, del 10%, col ritorno delle preferenze e uno sbarramento per i partiti al 6% sia l’ideale per uno come lui che vuole vincere le elezioni da solo. È più un sistema fatto apposta per una grande coalizione, guidata magari dall’attuale premier, in cui comunque Berlusconi si ritaglia un ruolo di protagonista. In questo modo resterebbe al centro della scena». Con una appendice: il governissimo dovrebbe rimanere in carica un paio di anni, fino a quando la crisi internazionale non sarà risolta, facendo fare il «lavoro sporco» a Monti. Poi, con un pretesto qualsiasi, si aprirebbe la crisi e si tornerebbe a elezioni «politiche». Per il momento chi si è schierato apertamente a favore è il direttore del «Foglio» Giuliano Ferrara: «Penso che se Berlusconi torna a battersi, perché il pupone è energico e non dà segni di voler cedere, è una buona notizia. Ma a una condizione: non faccia una battaglia in stile Masaniello, una battaglia fuori squadra rispetto alla situazione del Paese». Giudizio negativo invece dalla Chiesa, con Radio Vaticana. «Una novità, che significa un ritorno indietro sostanzialmente - ha commentato ieri lo storico Agostino Giovagnoli - perché certamente la candidatura di Berlusconi ha la possibilità di ricompattare le diverse anime presenti nel suo partito e di richiamare in qualche modo anche la Lega a un’azione comune, che in realtà è proprio lo schema del passato, che non ha prodotto, risultati positivi negli ultimi anni».

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