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Pescara, 15/06/2026
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Data: 13/07/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Filò, la Regione non dà le carte. La denuncia dei cittadini dopo aver letto le dichiarazioni di Sorgi all’Unione Europea

PESCARA Giri di parole e mezze verità. Le risposte sulla realizzazione della filovia lungo la strada parco, inviate dalla Regione Abruzzo all’Unione europea, creano un certo disappunto. «Vengo nominato come esempio di dibattito e apertura nei confronti della cittadinanza, per avallare l’ipotesi di uno screening di fatto sul progetto, ma così non è». A parlare è Giovanni D’Intino, proprietario di un appartamento a confine con la strada parco, tirato in ballo dal direttore Affari della presidenza, Politiche legislative e comunitarie Antonio Sorgi, che lo porta ad esempio, nero su bianco, in una delle lettere inviata alla presidenza del consiglio dei ministri, dipartimento per le Politiche europee. Sorgi risponde ad una precisa richiesta di chiarimenti pervenuta dall’Unione europea su «cronologia e temi del dibattito pubblico che ha avviato la fase precedente alla realizzazione dell’opera e ogni altra informazione utile a comprovare la realizzazione de facto di uno screening del progetto di trasporto in questione». Il dirigente, per dimostrare che c’è stato «un ampio e acceso dibattito» sulla questione filovia, parla di «richieste di referendum popolari», e cita a riguardo un articolo del Centro, e di «richieste di accesso agli atti e documenti tecnici e amministrativi inerenti la realizzazione dell’intervento in oggetto», e cita la richiesta di Giovanni D’Intino alla direzione regionale Trasporti. Quello che Sorgi non dice all’Unione europea, è che alla richiesta di D’Intino, la Regione ha detto «no», per tre volte.Il 24 novembre del 2006, D’Intino invia la prima lettera alla Regione, chiedendo «atti e documenti amministrativi e tecnici sulla procedura di progettazione e aggiudicazione della filovia, alla data odierna già perfezionati». Il 20 dicembre dello stesso anno, il dirigente del servizio in Regione, Luigi De Collibus, risponde che la richiesta «al momento, non può trovare accoglimento non trovandosi stabilmente la documentazione nella materiale disponibilità dello scrivente servizio». Ma il cittadino non demorde e torna all’attacco con un’altra missiva, datata 3 gennaio 2007. Pochi giorni dopo, l’8 gennaio, dalla Regione arriva una risposta più articolata, ma sempre negativa. De Collibus spiega che la Regione non ha commissionato né redatto studi di fattibilità, che il progetto esecutivo «ad oggi è inesistente», e che «le procedure di gara non sono state espletate da questa amministrazione». D’Intino non si arrende e questa volta scrive anche al difensore civico. Il 2 febbraio arriva la terza risposta: un altro “no” e l’invito a rivolgersi alla società Gtm. Tutto questo probabilmente non verrebbe giudicato dalla Commissione europea come un valido esempio di partecipazione e trasparenza, utile a sostituire un procedimento di screening che prevede un rapporto ambientale, l’avviso sul Bura e la possibilità per i cittadini, nell’arco dei 45 giorni successivi, di fare osservazioni. Ma il fatto che l’accesso agli atti sia stato negato, nella lettera di Sorgi del 15 maggio 2012 viene sottaciuto. «Mi preme chiarire», afferma Mario Sorgentone, presidente associazione strada parco, «che la Gtm e la Regione, con futili motivi, hanno più volte negato l'accesso agli atti all'associazione Strada Parco, fin dal giugno 2006». Intanto, dalla Regione è partita una lettera urgente indirizzata alla Commissione europea e alla procura per bloccare l'emorragia di documenti alla base del carteggio intercorso tra il direttore Sorgi, il ministero e l’Unione. Per la Regione si tratterebbe di documenti sottoposti a segretezza.

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