ROMA. Il confronto tra governo e regioni sui tagli della spending review in materia di Sanità e Trasporto pubblico locale è ripreso, ieri sera, a livello politico, e proseguirà oggi sul piano tecnico, con il commissario straordinario Bondi, ma partendo da un paletto che il premier Mario Monti ha chiarito molto bene ai governatori, riuniti a palazzo Chigi: «I saldi della finanza pubblica devono restare invariati». Il presidente del Consiglio, che lasciando l'in terim al Ministero dell'Economia ha augurato buon lavoro al neo ministro Vittorio Grilli, ha ascoltato la posizione della Conferenza delle Regioni, espressa dal presidente Vasco Errani. Le amministrazioni regionali - ha detto in sostanza il governatore dell'Emilia Romagna - non sono in grado di garantire i livelli essenziali delle prestazioni sanitarie ai cittadini con i risparmi previsti dal governo, pari a 900 milioni di euro nel 2012, 1,8 miliardi nel 2013 e 2 miliardi nel 2014. E dovendo essere rinnovato il nuovo Patto della Salute 2013-2015, la Conferenza vorrebbe che in quell'ambito si rimodulassero i risparmi previsti dalla rivisitazione della spesa. Un'ipotesi non esclusa dal ministro della Sanità, Renato Balduzzi, anche se a contare, a questo punto, sarebbero anche i tempi dell'accordo, per farli coincidere con quelli dell'approvazione del decreto in Parlam e n t o. Anche sul fronte del Trasporto pubblico locale, le Regioni hanno ricordato che ci sono solo 1,2 miliardi degli 1,7 promessi dal ministro allo Sviluppo Economico, Corrado Passera. Ma sul Tpl, il ministro Grilli ha ammesso che non è ancora stata fatta un'analisi dei costi, cosa che invece è stata fatta sulla Sanità. Il governo ha quindi aperto ad una verifica, ma se è a saldi invariati, si profila solo un cambio di passo: non sarà il governo a decidere come distribuire i tagli, ma i governatori. «Per le Regioni - spiega il coordinatore degli Assessori alla Sanità, Luca Coletto (Veneto) - il criterio non può essere che quello orizzontale, ma con una forma di perequazione, perché da Tremonti a Monti calcoliamo 12, 2 miliardi di tagli per la Sanità, dei quali 7,5 già previsti dal Patto per la Salute 2013- 2015, quindi chiediamo che nell'ambito del Patto si adotti un criterio premiale: le regioni virtuose, che hanno già razionalizzato la spesa, vanno tutelate». I tecnici delle Regioni, quindi, oggi vanno a vedere le carte del commissario Bondi, al ministero dell'Economia: «Non intendiamo ostacolare il percorso di risanamento della finanza pubblica - spiega l'Assessore della Sanità della Basilicata, Attilio Martorano - ma se il saldo è invariato, bisogna fare un discorso analitico, per entrare nel merito e, se è vero che ci sono inefficienze, capire in quali Regioni e in quali voci, affinché i tagli non siano lineari». «Speranzoso ma scettico», sulla effettiva intenzione del governo di confrontarsi con le Regioni nel tavolo tecnico, si dice il presidente della Puglia, Nichi Vendola. L'atteggiamento del governo «è quello di sedersi in cattedra e non per cercare errori nella lotta agli sprechi, che condividiamo, mentre diciamo no alla lotta al diritto alla salute e alla mobilità dei pendolari», afferma Vendola. Una sensazione, quella del presidente della Puglia, dettata forse dalle stesse parole di Monti, che poche ore prima di incontrare le regioni, ha detto che la concertazione sarebbe la madre di tutti i mali. Non certo un buon viatico. Tanto che Errani, osservando che le Regioni non sono sindacati o parti sociali, ma controparte istituzionale, eletta dai cittadini, avrebbe provocato una risposta piccata del Premier sulla responsabilità del governo di affrontare problemi dettati dalla realtà.