Iscriviti OnLine
 

Pescara, 15/06/2026
Visitatore n. 754.976



Data: 13/07/2012
Testata giornalistica: Il Tempo
L’amico yankee e il ritorno del Cavaliere di Mario Sechi

Dopo qualche mese trascorso in Arizona, il mio amico John è tornato in Italia. Ci ritroviamo al solito ristorante, davanti al solito spaghetto alle vongole. Tra me e lui ormai è un rito. Io mi siedo e ordino il primo piatto. Lui mi parla per un quarto d’ora della politica americana, di Obama, di Romney, ci mette in mezzo la storia della chitarra elettrica che Bob Dylan usò nel 1965 a Newport poi mi passa la palla: «So, Mario, what’s new? Cosa c’è di nuovo?». Risposta telegrafica: Berlusconi si ricandida. «Really? Il vostro Silvio ritorna?». Sì, John, e spegni quel sorriso che sembra il Grand Canyon. «Ah, it’s a funny situation, è una situazione buffa. How many years from il debutto of Silvio? Quindici?». No, diciannove anni. «Amazing, meraviglioso. Silvio è arrivato da voi che il Bush originale aveva lasciato da poco la Casa Bianca. Sai, George senior veniva dalla Cia, un repubblicano in gamba». Lo so John. Aveva al suo fianco James Baker, erano dei dannati petrolieri texani con una voglia matta di invadere l’Iraq. «Oh, Mario, è acqua passata. Torniamo al tuo Silvio». Mio? «You are Italian, sei italiano dunque è anche tuo. Dopo George è arrivato Bill. Bel ragazzone dell’Arkansas con una passione in comune con Berlusconi». Quale? «Ah, non fare l’ingenuo: le donne». Ah, scusa, certo. Ma Silvio a Palazzo Chigi mai... «Yessir, you are right, dici il vero, ma Bill nello studio ovale ha fatto poco». John, per favore, dimmi dove vuoi arrivare. «Che fretta, wait , aspetta, abbiamo vent’anni da ripassare, mangia lo spaghetto, shut up, stai zitto e ascolta. Bill mette al tappeto Bob Dole nel 1996 e fa il suo second term, poi quattro anni dopo Clinton torna a suonare il sassofono, i democratici candidano il povero Al Gore e a Washington Dc arriva un altro texano con gli stivali da cowboy, George Bush junior. Meno in gamba del padre, ma diventa subito grande amico del vostro Silvio». E quindi? Non potevano essere amici? «Of course, naturalmente, fammi andare avanti». Nel 2004 Bush vince ancora contro quel fantasma al ketchup di John Kerry e si fa i suoi otto anni alla White House. Poi il Grand Old Party nel 2008 lancia John McCain contro quel ragazzo nero, Barack Obama e what a surprise, che sorpresa per tutti noi. Ora potrebbe esserci un altro shock, perché Mitt Romney qui in Europa i vostri intellettuali lo prendono in giro, ma da noi può vincere. L’America non è New York». Lo so John, il Missouri e l’Ohio non sono la Quinta Strada. Ma perché mi hai fatto questo discorso? «Well, Mario, in vent’anni noi abbiamo cambiato quattro presidenti, voi ricandidate Silvio e... frankly, francamente... l’Italia mi sembra come la missione Apollo 13. Ricordi la frase? «Houston, abbiamo un problema». John, taci. S’è freddato lo spaghetto.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it