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Pescara, 17/06/2026
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14/07/2012
Il Mattino
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La crisi del tpl - Bus Anm, blocco a sorpresa: autisti aggrediti. I dipendenti lasciano i mezzi nei depositi: sono a rischio. Arriva la Digos. Tensione per gli stipendi, mancano i fondi |
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Autobus nelle rimesse e cittadini a piedi. Il blocco dei mezzi pubblici è stato improvviso e inaspettato. Attese interminabili sotto le pensiline senza avvisi di scioperi o proteste in corso. Una giornata infernale. Dai depositi non sono usciti mezzi. Problemi di sicurezza, la motivazione ufficiale. E così gli autisti, più di duecento, hanno incrociato le braccia e lasciato i mezzi fermi. Dietro la motivazione il malcontento dei dipendenti dell'Anm il cui futuro appare incerto. Stipendi pagati sempre con ritardo. Blocco dei premi di produzione. Quello relativo al 2011 doveva essere pagato nei giorni scorsi e non è stato accredito. Tensione alle stelle e lavoratori al collasso finanziario. Le banche hanno bloccato i crediti e chiuso i rubinetti in un mese in cui i pagamenti sono doppi dal momento che sono in scadenze oltre agli stipendi anche le quattordicesime. Una situazione esplosiva. Renzo Brunetti, amministratore unico dell'Anm, non nasconde le difficoltà: «Non ci sono risorse in cassa - spiega - dal 2008 ad oggi abbiamo accumulato 260 milioni di crediti, siamo esposti con le banche, e si sta facendo il possibile per risolvere la situazione». Di soldi ne servono molti. «Abbiamo bisogno tra gasolio, stipendi e assicurazioni di venti milioni di euro in più rispetto all'ordinaria amministrazione proprio per fronteggiare questa situazione». Ieri il 45a del servizio - aggiunge - non è stato garantito. «Io - aggiunge Drenati - mi auguro che prevalga il senso di responsabilità, bloccare il servizio non è certo la soluzione della crisi». Il caso Anm è stato oggetto di un incontro nel pomeriggio tra l'assessore al Bilancio Riccardo Realfonzo e Brunetti. «La riunione - tiene a precisare Brunetti - non può essere messe in correlazione con quanto accaduto durante la giornata, il Comune ha comunque ribadito l'azienda Anm è una priorità». Preoccupata l'assessore alla Mobilità Anna Donati. «Sono già diversi gironi - spiega - che si sta analizzando la situazione e si sta cercando una soluzione per il reperimento delle risorse, ma la risposta non può essere un danno al servizio, gli utenti non devono pagare la crisi». I primi a non far partire i mezzi gli autisti del deposito di via delle Puglie, il più grande, 220 mezzi in tutti. Alle cinque di mattina è iniziato il passaparola ed è montata la protesta. Intorno alle 7 è arrivata anche la Digos chiamata dai vertici aziendali per verificare la situazione. «Noi - spiega Alfonso Tricinelli, segretario provinciale della Faisa Cisal - ci scusiamo con gli utenti ma devono comprendere che anche noi siamo padri di famiglia che lavorano in condizioni disumane e che aspettano la fine del mese per avere uno stipendio che arriva sempre in ritardo e che costringe moltissime persone ad accumulare debiti su debiti. Sia chiaro non vogliamo danneggiare nessuno, vogliamo avere solo delle risposte». A prima mattina, in pochi si sono accorti dei ritardi. E i cartelli elettronici dell'Anm non annunciavano alcun tipo di disagio. A metà mattinata la situazione si è fatta critica. Ed è comparso l'annuncio: «Gravi disservizi su tutta la rete». Poche parole e tanta rabbia. Il centralino dell'Anm è stato rovente per tutta la giornata. Intorno all'ora di pranzo è scoppiato un vero e proprio putiferio. Gli autisti in circolazione con la scritta «Deposito» sono stati aggrediti a piazzale Tecchio esasperati dalle lunghe attese in una giornata in cui l'afa si è alternata a brevi sgrulloni di pioggia. E oggi cosa accadrà? «Auspichiamo - sottolinea Tricinelli - una rapida soluzione del problema per scongiurare la protesta spontanea dei lavoratori. Ci sentiamo una barca alla deriva, non conosciamo il nostro futuro, stiamo pagando sulla nostra pelle errori di altri». La crisi dell'Anm non è di oggi. Le risorse scarseggiano. Le corse sono state tagliate. Si è passati - spiegano i sindacati - da 36milioni di chilometri a 18 milioni. un taglio enorme. Al quale si aggiunge la riduzione delle corse stabilita per il periodo estivo. Da giorni con volantini anonimi comporsi su alcuni autobus i dipendenti si scusavano per i disagi, per i ritardi, per le corse improvvisamente tagliate. L'agitazione tra il personale serpeggiava da giorni e il mancato pagamento del premio di produttività, circa 400 euro all'anno (poco meno di 40 euro al mese), è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso ed ha innescato la protesta. Mezzi inidonei al trasporto. Questo il motivo del blocco. Gli autisti non se la sono sentita. Quando vengono meno le garanzie per la sicurezza dei passeggeri gli autisti dei mezzi pubblici possono fermare tutto, far scendere le persone o in alternativa decidere di non lasciare i depositi. I mezzi lamenta Tricinelli - sono fatiscenti, molti autobus restano in manutenzione per diverso tempo, i fornitori non vengono pagati e mancano i pezzi di ricambio. Siamo noi i primi a voler offrire un servizio adeguato ai cittadini ma in queste condizioni non ce la facciamo più.
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