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Pescara, 17/06/2026
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Data: 14/07/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pdl, Berlusconi dà forfait, slitta la candidatura ufficiale. Alfano: se torna in campo primarie inutili, io al suo fianco

ROMA - Di sicuro faceva troppo caldo, all’esterno come all’interno della location individuata, una piccola saletta dell’Hotel Ergife, per il gran rientro di Silvio Berlusconi. Così gli fa sapere in tempo reale il suo medico personale, Alberto Zangrillo, presente nella sala affittata dai Cristiano Riformisti. La piccola formazione cattolica guidata dal questore della Camera, Antonio Mazzocchi, ha atteso per un lungo pomeriggio d’estate che l’ex premier si materializzasse. Inoltre, come gli avrà detto Marco Gasparotti, il suo onnipresente quanto discreto responsabile dell’immagine pubblica, anche lui per tutto il pomeriggio in giro per l’Ergife, la platea non ispirava grandi e clamorosi annunci: le trecento persone circa presenti erano tutte (o quasi) anziani che seguivano a fatica i tanti interventi dal palco, cercavano di farsi aria (e coraggio) con le voluminose cartelline blu distribuite in sala e si mostravano stanchi e distratti, se non assopiti. Risultato: dopo ore di attesa e di voci continue e incontrollate proprio quando, intorno alle 18, doveva parlare, arriva l’annuncio ufficiale: «Berlusconi non viene. Precedenti impegni». Per l’annuncio pubblico della ricandidatura bisognerà aspettare ancora.
La verità è che per Berlusconi tutto sta avvenendo troppo in fretta: meglio testare nomi e simboli ancora per un po’, anche facendoli uscire sui media. Giusto per vedere l’effetto che fa. Per tutta l’estate, magari. Del resto l’effetto annuncio aiuta a rimontare nei sondaggi anche con nomi (Siamo Italia, Tutti per l’Italia...) e i loghi (aquiloni, tricolori...) più disparati. Morale: Cavaliere assente, nessuna novità, tanta delusione. Non per questo la giornata va sprecata, anzi. Gli interventi dei capigruppo di Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, sono duri, pesanti. Contro gli avversari politici? Anche, ma soprattutto contro quelli che Gasparri bolla come «gli improvvisati consiglieri del Principe, i pagliacci che inquinano il dibattito» e Cicchitto come «buffoni e buffonate». Tutta gente che, avverte Gasparri, «oggi non cito per nome e cognome, ma domani sì» e che, comunque, «verrà presto messa alla porta». Perché non credono al grande partito unitario del centrodestra, il Pdl, e al loro segretario, Alfano, che ieri ha concluso i lavori della convention di Mazzocchi parlando di agenzie di rating e grandi riforme, oltre che di primarie ormai archiviate.
«Con la candidatura di Berlusconi posso dire per certo che non c'è bisogno di fare le primarie», annuncia Alfano, ribadendo ancora una volta di stare al fianco del Cavaliere qualunque cosa decida di fare. Ci pensano Gasparri e Cicchitto a difendere il partito a spada tratta contro «grottesche sigle e siglette dello 0,2%». Almeno ieri il nemico pubblico numero uno dei maggiorenti Pdl era quel Diego Volpe Pasini, già autore del progetto berlusconiano Rosa Tricolore, che ha osato affermare, a Radio24, che Alfano – quando Berlusconi ha annunciato all’ufficio di presidenza del Pdl la sua ridiscesa in campo – «ha pianto». Presente pure lui all’Ergife, Pasini si schermisce, smussa («ho solo detto che era emotivamente molto provato»), ma il concetto resta. Come il suo ruolo: spin doctor di prima fascia. Lo lascia capire lui stesso e rivela: «Berlusconi vuole tornare a Forza Italia, il brand migliore che ha mai avuto per risultati elettorali e come appeal. Presto ripartirà anche la campagna anti-Euro. No, nessun vice donna. Sì, tante sigle e liste alla Sgarbi che ci aiutino a vincere. Perché l’obiettivo di Silvio è vincere, mentre i colonnelli, specie gli ex-An, vogliono perdere e vivere di rendita. Che si tengano pure stretto il Pdl, sarà solo una bad company».

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