In Campidoglio, sponda maggioranza, l’arresto di Samuele Piccolo rappresenta lo Zenit di una settimana molto difficile. Gianni Alemanno sceglie toni pacati: «Ho fiducia nel lavoro della magistratura - commenta il sindaco - Speriamo in un rapido chiarimento di una vicenda sicuramente molto, molto brutta». Ma la resa dei conti nel centrodestra, adesso, potrebbe subire un’accelerazione. A chiedere le dimissioni di piccolo dalla vice presidenza del consiglio comunale, ufficialmente, è solo l’opposizione, a partire dal capogruppo Pd Umberto Marroni.
A microfoni spenti, però, sono in tanti a pensare che Piccolo, che è stato subito sospeso dal Pdl, «dovrebbe fare un passo indietro», per garantire serenità a questi ultimi nove mesi di consiliatura. A spingere per le dimissioni sono soprattutto le correnti solitamente più critiche del Pdl, dai rampelliani a Laboratorio Roma. Ma anche da esponenti della maggioranza più vicini ad Alemanno arrivano inviti a lasciare la carica. Con un’avvertenza: a differenza di un assessore o di un delegato, che possono essere sfiduciati dal sindaco, Piccolo non può essere costretto a lasciare la carica di vice presidente dell’assemblea aula Giulio Cesare contro la sua volontà.
Nella pratica cambierebbe poco, visto che il presidente Marco Pomarici, fin dal giorno della sua elezione, non ha lasciato nemmeno per un minuto lo scranno più alto dell’aula Giulio Cesare. Ma servirebbe a restituire tranquillità a una maggioranza in difficoltà, tra il percorso accidentato della delibera sulla holding e la necessità di approvare un bilancio lacrime e sangue entro il 31 agosto, pena il commissariamento di Roma Capitale. Difficile ipotizzare, al momento, che Piccolo possa dimettersi anche dalla carica di consigliere comunale, ottenuta quattro anni fa (per la seconda volta) con il record di preferenze. Al suo posto, nel caso di un improbabile abbandono di Palazzo Senatorio, entrerebbe Roberto Bianchini, attualmente primo dei non eletti nella lista Pdl, che nel 2008 aveva raggranellato appena 423 voti.
Peraltro la maggioranza di centrodestra, in consiglio, può contare su numeri sempre più risicati. Con Samuele Piccolo out, almeno fino a quando saranno in vigore le misure cautelari a suo carico, scendono a 33 i consiglieri comunali che, a pieno regime, appoggiano la giunta Alemanno. In pratica si è annullato il vantaggio ottenuto dal Pdl con la creazione del nuovo gruppo Identità cristiana, che aveva sancito il transito di Paolo Voltaggio dall’Udc alla maggioranza. E la prossima settimana sono in arrivo appuntamenti importanti, dalla nomina del nuovo presidente dell’Authority di controllo sui pubblici servizi, che sostituirà Paolo Leon, alle delibere propedeutiche al bilancio.
Il consigliere arrestato ieri, politicamente, si era avvicinato negli ultimi anni all’entourage di Alfredo Antoniozzi, europarlamentare Pdl ed ex assessore capitolino al patrimonio. Tra i consiglieri comunali a lui più vicini c’è Giorgio Ciardi, delegato del sindaco alla sicurezza, che risulta dipendente della società di cui è amministratore unico Massimiliano Piccolo, fratello di Samuele, anch’egli coinvolto nell’inchiesta. «Sono dipendente di questa azienda, come tanti altri lavoratori - ammette Ciardi - Non ho assolutamente nulla da nascondere: né l’amicizia con Samuele, né la collaborazione professionale», sottolinea il delegato capitolino. Che sull’inchiesta si augura «che la magistratura faccia serenamente il suo lavoro e chiarisca questa vicenda in tempi brevi».