Iscriviti OnLine
 

Pescara, 17/06/2026
Visitatore n. 755.032



Data: 15/07/2012
Testata giornalistica: Il Tempo
Bersani ha un complice: Berlusconi. Assemblea Pd Finisce in rissa su nozze gay e primarie. Bindi contestata I laici insorgono: stracciamo la tessera. Una sola certezza: tutti contro il Cav

Il Cavaliere è risceso in campo, il Pd torna a dividersi sulle nozze gay e sulle primarie, gli antiberlusconiani sono di nuovo in servizio permanente effettivo. Cari lettori, non occorreva essere Nostradamus per prevedere quello che sarebbe accaduto con il rientro in pista di Silvio: trascorse settantadue ore dalla decisione del vertice del Pdl le lancette dell’orologio sono tornate indietro al 1994. Bersani al posto di Occhetto, Berlusconi al posto di Berlusconi, Casini al posto di Casini, Fini al posto di Fini, Monti al posto di Giuliano Amato. Cambiate le figurine Panini della politica il risultato è sempre lo stesso: un sistema in cui il ricambio è praticamente inesistente, tranne i momenti di assoluta emergenza in cui il più o meno tecnico di turno viene chiamato a spegnere l’incendio appiccato dai partiti. L'assemblea del partito democratico ieri è stata un esempio di questo ritorno al passato e degli effetti del rientro in corsa del fondatore di Forza Italia. Bersani più che un segretario di partito, a un certo punto, sembrava Maurizio Costanzo quando dice al pubblico che rumoreggia: «State bboni...». E sì perché finché c’era da discutere sui massimi sistemi, sull’agenda Monti e concetti astratti come continuità-discontinuità era un conto, ma quando si è andati al succo della faccenda, cioè quando "rottamatori" e outsider vari hanno cercato di mettere i puntini sulle i chiedendo un percorso per le elezioni primarie con date certe e qualcosa di un meno fumoso «le faremo» allora in casa Pd si è aperto quello che tecnicamente viene definito casino. La ciliegina sulla torta (in faccia) l’hanno messa quei buontemponi dei progressisti di casa Bersani quando hanno preteso il voto su un ordine del giorno che ratificava l’impegno del partito sulle cosiddette nozze gay: Santi numi, immaginate la faccia del segretario, uno impegnato a stipulare il patto di legislatura con tal Pier Ferdinando Casini, un ragazzone molto disinvolto che però non ha mai dimenticato la vecchia lezione democristiana che i voti si trovano anche in sacrestia. Poteva il buon Pierluigi dire sì? Bersani ha smesso di smacchiare i giaguari e di asciugare gli scogli e da un antro della sua memoria sono riemersi gli insegnamenti della grande scuola di partito delle Frattocchie. Ma che democrazia, non si vota proprio niente: né primarie né nozze gay. Così l’accordo, come ai vecchi tempi, è rimasto su un solo punto: tutti contro il Cav. Menomale, per il Pd, che Silvio c’è.

Mario Sechi

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it