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Pescara, 17/06/2026
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Data: 15/07/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Province e tagli - «Pescara capoluogo per unire l'Abruzzo». Pastore lancia l'Appenninico-Adriatica

Niente più riquadri o diagonali. Il futuro dell’Abruzzo è in verticale: è una bella e lunga riga dritta da nord a sud quella tracciata dal senatore del Pdl Andrea Pastore per ridisegnare il territorio regionale e spaccarlo a metà, con L’Aquila capoluogo dell’area interna e Pescara città più popolosa e dunque di riferimento per quella che dovrebbe diventare la provincia Adriatico-Appenninica ovvero, se più vi piace, Appenninico-Adriatica. «E’ un nome che non scontenta nessuno e che rappresenterebbe bene l’identità di una porzione di territorio che rischia altrimenti d’essere cancellato dal decreto sulla spending review del governo Monti» ha detto il senatore. Al suo fianco, pronti a sostenerlo nella proposta, Pastore ha avuto ieri il presidente della provincia Guerino Testa, il sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia, il presidente del consiglio regionale Nazario Pagano, l’assessore regionale Carlo Masci (che per primo parlò di necessità di ridisegnare i confini territoriali abruzzesi), i consiglieri regionali Lorenzo Sospiri, Alessandra Petri, Nicoletta Verì e Riccardo Chiavaroli, il consigliere comunale Armando Foschi. Assenti ma pienamente d’accordo sul progetto l’assessore regionale Alfredo Castiglione, la consigliera regionale Federica Chiavaroli, il consigliere provinciale Angelo Faieta. I loro nomi sono in calce al testo illustrativo della proposta, inviato già venerdì all’attenzione del premier Monti e del ministro alla semplificazione Patroni Griffi. «E’ un progetto estremamente equilibrato - ha detto Pastore - perché Pescara sarebbe valorizzata al centro di un territorio ampio e perché salverebbe l’Abruzzo: una eventuale unione di Teramo e L’Aquila creerebbe solo una frantumazione, soprattutto a scapito del teramano, che in parte andrebbe verso le Marche e in parte scivolerebbe verso l’area Pescara-Chieti». La suddivisione su asse verticale, dunque, manterrebbe unito l’Abruzzo, ha ribadito Pastore. Il Pdl pescarese ha voluto così lanciare una risposta immediata al presidente della provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, che alla luce dei requisiti dettati dal governo Monti per la sopravvivenza delle province (un minimo di 350mila abitanti, di 50 comuni e un’estensione di tremila chilometri quadrati) ha già parlato di annessione del territorio pescarese sotto Chieti. «Sarà bene tuttavia aspettare i criteri definitivi del governo - ha aggiunto il senatore Pastore - per evitare di incorrere in errori ovvero di sprecare fiato».
La suddivisione dell’Abruzzo in due fasce mare e monti assomiglia per molti versi a quella suggerita all’inizio dell’anno da Tommaso Di Biase, ex assessore pescarese all’urbanistica, che riscosse consensi anche nel centrosinistra: chissà che non sia la soluzione giusta per mettere tutti d’accordo. Difficilmente Chieti farà salti di gioia, ma proprio sull’antica rivalità ha speso parole ieri il presidente del consiglio regionale Nazario Pagano: «I campanilismi hanno già prodotto gravi danni alla nostra regione e non possiamo permetterci di tornare indietro. Non ne farei una questione di centrodestra e centrosinistra, dobbiamo trovare una convergenza. La politica deve saper ascoltare e adeguare la risposta a quel che il territorio già ci offre. L’ipotesi di una provincia Appenninico Adriatica credo sia la più naturale - ha concluso Pagano - tenendo conto del forte polo di attrazione che è Pescara». Di Pescara «città baricentrica nell’Adriatico» e «motore contro la crisi» ha parlato il sindaco Luigi Albore Mascia, già autore di una missiva al premier Monti sull’argomento. Per Masci, «è questo il percorso più coerente possibile». Timori e perplessità sono emerse sul futuro occupazionale dei dipendenti provinciali, tema ripreso da Guerino Testa. «Condivido l'obiettivo della riduzione della spesa per le Province - ha commentato il presidente pescarese -, ma mi aspetto anche che si apra una discussione sulle funzioni di questi enti e i servizi che devono erogare. Chiedo poi che si proceda alla soppressione di tutti quegli enti che svolgono funzioni sovracomunali perché questo produrrebbe un risparmio 22 volte superiore alla soppressione delle Province».

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