Sabato scorso Enrico Bondi, l’uomo della spending review o, più correttamente, il commissario per la revisione della spesa dello Stato italiano ha varcato il cancello d’entrata della sede della Regione, sulla Colombo. Il confronto sui tagli che andranno a interessare anche il Lazio proseguirà a spron battuto anche oggi. L’agenda è ricca: al mattino una delegazione della conferenza delle regioni, a cui si aggiungerà anche il Lazio (probabilmente sia il presidente Renata Polverini, sia l’assessore al Bilancio, Stefano Cetica), incontrerà Bondi e gli altri uomini del Governo che stanno seguendo da vicino la spending review. Oggetto: i provvedimenti che riguardano le società che fanno capo agli enti locali. «Questa parte è tra le più preoccupanti, solo nel Lazio si rischiano 2.500 posti di lavoro, non capisco perché siamo i soli a lanciare questo allarme», osserva Cetica. Ci sono due articoli ad accentuare i timori: il primo prevede la soppressione delle società pubbliche in house, che di fatto prestano un servizio solo all’ente locale. Nel Lazio rischia di essere liquidata Lazio Service, dubbi per Sviluppo Lazio. A livello comunale c’è il problema di Zetema e Risorse per Roma. Altro nodo, contenuto in un altro articolo, è il taglio del 20 per cento dei costi per le agenzie (dall’Arsial all’Arpa, per capirci).
Ma dopo la pausa pranzo, al pomeriggio, ci sarà un altro incontro di vitale importanza per il Lazio. Oggetto: la sanità. Bondi e gli uomini della spending review riceveranno, una alla volta, le varie Regioni. Il Lazio (Polverini e Cetica) è atteso per le 19. Tra gli elementi che preoccupano il Lazio è come saranno applicati i tagli delle risorse, dei 500 milioni sul 2012. Il Lazio spera in un’applicazione «lineare», in proporzione alle quote d’accesso (per il Lazio meno del 10 per cento). In questo modo il contro sarebbe di 50 milioni, sostenibile. Ma il decreto parla di premialità, le regioni meno virtuose, dunque quelle con forti disavanzi impegnate nel piano di rientro, dovrebbero pagare di più. In questo caso, per il Lazio sarebbero dolori e sarebbero vanificati i buoni risultati ottenuti negli ultimi anni. Ma Cetica insisterà anche sul rafforzamento di alcuni meccanismi per eliminare gli sprechi: il primo, è consentire di revocare i contratti con le forniture il cui costo superi del 20 per cento il costo medio. La seconda: sanzioni molto dure contro i «ricorsi temerari». Cetica porta l’esempio dell’appalto del servizio di lavanderia degli ospedali. Le aziende che avevano la gestione del servizio, con tariffe più alte, si sono opposte al nuovo appalto in ogni sede, fino a un ricorso al Tar contro l’aggiudicazione. «Il Tar ci ha dato ragione su 16 punti su 16. Intanto, però, ci hanno rallentato l’appalto. Spendendo 3-4mila euro ci hanno provocato un mancato risparmio di 3,4 milioni di euro. Questo meccanismo va fermato».
Terzo vertice, domani: ancora Bondi e gli uomini della spending review da una parte, una delegazione delle Regioni dall’altra. Oggetto: il fondo per il trasporto pubblico locale. Settecento milioni di euro a rischio, anche qui bisogna capire se passerà il criterio della «quota d’accesso» - il Lazio allora «pagherà» una settantina di milioni e ce la può fare - o se invece anche qui le regioni più meritevoli pagano meno. In quel caso per il Lazio il conto sarà più salato, 100-150 milioni di euro in meno per il trasporto pubblico locale. «E allora sarà davvero durissima», riflette Cetica.