ROMA L’ampliamento della platea degli esodati destinatari di tutele salirà sul treno della spending review? Al Senato la maggioranza starebbe valutando il tentativo, sulla base della proposta presentata dall’ex ministro Cesare Damiano, di cogliere questa opportunità. Se sarà coronata da successo, però, è tutto da vedere. L’ipotesi di spostare dal 4 dicembre 2011 al 31 dello stesso mese, la linea Maginot per consentire l’esodo dei dipendenti con i requisiti del sistema pre-riforma Fornero alzerebbe di fatto sensibilmente la copertura per i lavoratori ma farebbe saltare i saldi finanziari. Nel decreto sulla spending review, in corso di conversione al Senato, sono previsti 55.000 lavoratori in più con un costo di 4,1 miliardi. Sommati ai 5 miliardi già in bilancio per i primi 65.000, si superano 9 miliardi con un totale di 120.000 dipendenti salvaguardati. Allargare questa platea comporta l’individuazione di nuove risorse da destinare alla copertura. E non è semplice trovarle.
Tecnicamente la modifica, concordata in commissione Lavoro potrebbe arrivare sotto forma di emendamento al decreto sulla selezione della spesa. Il problema di coloro che in seguito alla riforma previdenziale sarebbero rimasti senza lavoro né pensione è stato affrontato nello stesso testo della legge, ma con il passare delle settimane il fenomeno ha preso una dimensione via via più rilevante. Nel decreto salva-Italia il governo si era impegnato a salvaguardare una quota di lavoratori, offrendo loro la possibilità di accedere al pensionamento con le vecchie regole. Non era fissato esplicitamente un tetto numerico, ma venivano indicate le risorse pari a circa 5 miliardi e mezzo di euro nell’arco di alcuni anni. Queste risorse però erano state calcolate in riferimento ad una platea di 65 mila persone, ed infatti quando poi è uscito il decreto ministeriale con i criteri per il salvataggio il numero è stato confermato. Tre le tipologie principali interessate dal paracadute: i lavoratori già in mobilità, oppure che rientravano in fondi di solidarietà di categoria come quello dei bancari, quelli autorizzati alla prosecuzione volontaria dei versamenti, e coloro che avevano concluso accordi aziendali o individuali per l’uscita dal lavoro.
Con il recente decreto sulla revisione della spesa sono stati aggiunti 55 mila tutelati, sostanzialmente appartenenti alle stesse categorie. Per i lavoratori in mobilità però viene meno con l’ultimo provvedimento il vincolo di aver cessato l’attività entro il 4 dicembre 2011: dunque potranno essere ammessi al beneficio anche coloro che a quell’epoca erano ancora al lavoro per andare in mobilità successivamente, e che matureranno i requisiti entro il periodo in cui ricevono l’indennità.
Quanto ai prosecutori volontari e a coloro che hanno sottoscritto accordi, nella prima tornata dovevano conseguire il diritto alla pensione con le vecchie regole entro ventiquattro mesi dall’entrata in vigore del decreto salva-Italia: ora verrà offerta una possibilità anche a quei lavoratori per cui la maturazione dei requisiti avviene tra il ventiquattresimo e il trentaseiesimo mese.