MILANO - Che pensa Emilio Fede del caso Minetti?
«Questa telefonata casca a fagiolo: io so tutta la verità».
Quale?
«Sono stato io a consigliarle di dimettersi, dieci giorni fa».
Incredibile.
«Ci siamo visti al ristorante Giannino. Era stufa degli attacchi continui. Le ho detto: se lasci ti liberi dall’angoscia e togli anche Silvio dagli impicci».
Cosa rispose?
«Che ne avrebbe parlato Berlusconi l’indomani».
Lo ha fatto?
«Immagino di sì. Ma poi è successo quel che è successo».
Ovvero?
«Che in mille hanno cercato di mettere il cappello sulla cacciata del mostro. Tutta gente che ha degli scheletri negli armadi ben peggiori dei suoi».
I nomi per favore?
«Li sanno tutti, no? La Santanché sta strepitando per attribuirsi il merito di aver fatto fuori l’imbarazzante Nicole Minetti. E poi quell’altro, Pasini...Pasetti... Pasotti, come diavolo di chiama. Ipocriti. Perché non dissero una parola quando, due anni fa, Nicole venne eletta?».
Quindi Minetti fa bene a resistere?
«Una cosa è scegliere di andarsene. Un’altra cosa è venire cacciati. Io le ho consigliato di lasciare, ma adesso capisco le sue resistenze».
Anche perché non è facile rinunciare a diecimila euro al mese.
«So che ha prospettive di lavoro che gliene garantiscono sei o sette».
Poi Berlusconi le darebbe una mano.
«Ecco, non volevo dirlo. Ma Silvio non ha mai lasciato nessuno per strada, figurarsi la Minetti».