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Pescara, 17/06/2026
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Data: 16/07/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Malpancisti e delusi, tanti pronti ad uscire. Nel partito del Cavaliere si teme il nuovo “predellino”. Rotondi: se lo sciolgono lo prendo io

ROMA Berlusconi si prepara a scendere in campo per la sesta volta e il Pdl entra in fibrillazione come non accadeva da mesi. Il sospetto che agita malpancisti, lealisti, formattatori, ex forzisti, ex aennini e cattolici è che il Cavaliere voglia liquidare al più presto tutta la vecchia nomenclatura del partitone nato dalla fusione di An e Forza Italia per infilare in un listone ispirato a Forza Italia pochi fedelissimi e molti volti nuovi e giovani della politica, ovviamente ultraberlusconiani. Una prospettiva che accresce la confusione in via dell’Umiltà ma lascia indifferente il Cavaliere, che sta studiando la formula migliore per restare a galla e osserva in silenzio la fortissima tensione che attraversa il partito. E’ infatti il futuro del Pdl ad angosciare i dirigenti. Sempre più big ritengono che dietro il silenzio del capo si celi la volontà di dare spazio ai suoi consiglieri del “cerchio magico” come la deputata sempre al suo fianco Maria Rosaria Rossi o Diego Volpe Pasini ma anche Daniela Santanché e Vittorio Sgarbi e di far diventare il Pdl un guscio vuoto. Ragion per cui, i colonnelli si agitano e, come ha fatto recentemente Maurizio Gasparri , chiedono a Berlusconi di stoppare le uscite di chi parla a suo nome. Quel che è certo è che nel Pdl la diaspora è cominciata e molti sono i dirigenti che hanno la valigia pronta. Dopo l’addio di Giorgio Stracquadanio, che si appresta a lanciare un suo movimento, anche l’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, starebbe ragionando sulla possibilità di uscire dal Pdl per creare una lista in cui possano trovare ospitalità gli imprenditori delusi dal Cavaliere. C’è poi la corrente di Claudio Scajola che da mesi minaccia la scissione e può contare su una nutrita pattuglia di parlamentari (almeno una ventina ma c’è chi assicura che sono molti di più) che va da Giustina Destro e Fabio Gava a Ignazio Abrignani e Salvatore Cicu. Pronto all’addio sarebbe soprattutto Beppe Pisanu che da tempio guarda con sempre maggiore interesse all’Udc di Casini e può contare sul fedelissimo senatore Ferruccio Saro. Un altro storico forzista che è già con un piede fuori dal partito è l’ex presidente del Senato Marcello Pera. Ma ad essere critico e spessissimo in disaccordo con il capo è anche l’ex avvocato di Berlusconi, Gaetano Pecorella. Tra le file degli ex forzisti sono in molti ad essere a rischio. Nessuna certezza ci sarebbe per l’ex pasdaran Isabella Bertolini ma anche per l’ex sottosegretario Guido Crosetto che negli ultimi tempi era diventato il principale sponsor della segreteria Alfano. A rischio sarebbero anche Deborah Bergamini e l’ex consigliere di Berlusconi Mario Valducci. Un caso a parte è costituito da Gianfranco Rotondi, che ha detto chiaro e tondo ad Alfano di essere pronto a rilevare il Pdl: «Se voi sciogliete il partito me lo prendo io e vado avanti». Ma la minaccia più grave è quella che arriva dagli ex An, sempre in costante pressing sulla segreteria per evitare un meccanismo elettorale che li consegni all’irrilevanza e pronti a sbattere la porta se il “nuovo Pdl” alla fine si chiamerà Forza Italia. Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri sono sempre più nervosi ma a temere il peggio è anche Altero Matteoli che fino ad oggi si è accreditatio come il più berlusconiano degli ex aennini. E Giorgia Meloni? Anche l’ex ministro della Gioventù è in fermento ma, vista la sua giovane età, potrebbe essere risparmiata. E comunque, anche lei, alla fine , potrebbe decidere di fare fronte comune con il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, spesso ostile alla linea del Pdl, contrario alla ricandidatura di Berlusconi e deciso a chiedere la convocazione del congresso straordinario del partito.

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