ROMA Forza Italia non resusciterà. Non ora almeno. L’annuncio di Berlusconi al settimanale tedesco Bild sull’imminente ritorno del vecchio nome al posto del Pdl non riscalda più di tanto gli ex forzisti e scatena la rivolta degli ex An, che minacciano di lasciare il partito. Risultato: il Cavaliere, che proprio ieri ha riunito a villa Gernetto un pool di economisti con l’obiettivo di individuare un “nuovo Tremonti” e di mettere a punto una ricetta liberal da esibire in campagna elettorale, è costretto all’ennesima marcia indietro. «L’idea del cambio di nome dal Popolo delle Libertà a Forza Italia è stata equivocata trattandosi, com’è logico ed evidente, non già di una decisione assunta, ma solo di una proposta da discutere nelle sedi proprie. Qualsiasi scelta sarà discussa collegialmente». Nulla di definitivo, dunque. E non poteva essere altrimenti. Anche perché il ritorno a Forza Italia non convince neppure Angelino Alfano, che dice di essere «affezionato» al progetto del Pdl («che ha consentito di raccogliere i voti di milioni di italiani») e spiega che il problema «non è di nomi ma di sostanza». E su questo punto il giovane segretario è in perfetta sintonia con la stragrande maggioranza dei dirigenti del partito. Fabrizio Cicchitto teme la balcanizzazione del partito e definisce «folle» pensare al divorzio dagli ex An mentre Franco Frattini invoca uno stop alla politica urlata e punta il dito contro la Santanché. E se Maria Stella Gelmini sogna una rivoluzione liberale, Gaetano Pecorella ricorda che con il governo di centrodeastra «è mancata la stabilità» e strizza l’occhio all’Udc di Casini: «Per il bene del nostro paese, è necessario un centro politico forte». Ma a spaventare il Cavaliere, che alla fine potrebbe decidere di fare una sua lista che ricordi lo sprito del 1994, è la levata di scudi degli ex An. Ignazio La Russa, che del Pdl è coordinatore nazionale, definisce «sbagliato» tornare a Forza Italia e invita l’ex premier alla prudenza ma l’attacco più duro parte da Maurizio Gasparri: «Il ritorno a Forza Italia sarebbe come andare incontro ad un fallimento per scoprire un passato inutile». Al coro si aggiunge l’ex ministro Giorgia Meloni: «Io in Forza Italia non ci vado. Alleati sì, sottomessi mai». Poi, in serata, interviene Gianni Alemanno e lo scontro questa volta è frontale. Il sindaco di Roma assicura che il ritorno a Forza Italia sarebbe «un’operazione nostalgica che saprebbe un po’ di muffa» e boccia la ridiscesa in campo del Cavaliere: «Berlusconi candidato premier nel 2013 può accadere ma solo se si sottopone alle primarie insieme ad altri». La bagarre sull’annuncio di Berlusconi, subito rettificato, esplode nel giorno in cui i vertici del Pdl attendono con ansia le dimissioni di Nicole Minetti. Il coordinatore del Pdl lombardo, Mario Mantovani, e Roberto Formigoni assicuravano ieri che le dimissioni sarebbero arrivate in giornata o al massimo entro oggi. Ma le ore passano e dall’ex igienista dentale del Cavaliere non arriva nulla. Questione di tempo, assicurano. Si dimetterà oggi? Nell’attesa, Daniela Santanché sentenzia: «La Minetti ha dimostrato di non essere adatta alla politica». Ma non tutti nel Pdl pensano che il rinnovamento possa partire dalla defenestrazione della ex ballerina di Colorado Cafè. Formigoni parla di dimissioni «personali» mentre Giancarlo Galan spiega che non bisognava candidarla e aggiunge che mandarla via ora «non ha senso». La Gelmini denuncia un «linciaggio mediatico» e Maurizio Crosetto assicura che nel Pdl ci sono uomini «più autorevoli di lei» che gli creano «molto più imbarazzo e molto più disgusto»