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Pescara, 17/06/2026
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Data: 17/07/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Forza Italia, ex An in rivolta Berlusconi frena: frainteso

A villa Gernetto debutta il figlio Luigi. Dimissioni, pressing su Minetti

MILANO - Berlusconi è davvero ridisceso in campo, e lo dimostra il ritorno a un suo antico cavallo di battaglia: «Sono stato frainteso». L’aveva detto decine di volte negli anni della permanenza a palazzo Chigi, lo ridice adesso per rettificare l’intervista al quotidiano tedesco Bild: «Non ho mai affermato che il partito tornerà a chiamarsi Forza Italia. Ho semplicemente detto che è una proposta da valutare nelle sedi opportune». Che poi le sedi opportune corrispondono, da sempre, con le stanze della villa di Arcore o di palazzo Grazioli.
Questa volta il «sono stato frainteso» è in realtà conseguenza di una levata di scudi dei reduci di Alleanza Nazionale. Del resto se il Pdl tornasse a chiamarsi Forza Italia, come ventilato da Berlusconi, la loro storia verrebbe cancellata in un attimo fra le risate di quelli che li avevano sempre visto nel partito unico del voluto dal Cavaliere nel 2008 una semplice annessione di An ai territori berlusconiani. E dunque, perfino un «sempre fedele» come Gasparri ha rimostranze da fare: «Il ritorno a Forza Italia sarebbe un fallimento».
Gli ex missini rimasti nel Pdl dopo l’addio di Fini sono in grandi ambasce. Già l’intenzione manifestata dall’ex premier di rimettersi alla guida del partito è stata accolta male. Ora la proposta di ripristinare una sigla che non appartiene alla loro storia li sconquassa. Ignazio La Russa è stizzito: «Il nome di un partito non si cambia da un giorno all’altro con un’intervista a un giornale tedesco». Gianni Alemanno è categorico: «Un ritorno al passato non è digeribile, Forza Italia sa di muffa. Berlusconi deve accettare la primarie». Drastica Giorgia Meloni: «Io in Forza Italia non ci vado».
Marcello Dell’Utri, che conosce alla perfezione le intenzioni di Silvio e gli stati d’animo del partito, è beffardo: «Nessun problema, anche gli ex di An sono tutti in fila, conoscono il Cavaliere e lo seguiranno». Come a far intendere che le proteste di oggi sono un atto dovuto giusto per salvar la faccia. E in effetti le posizioni più morbide già affiorano. Altero Matteoli, per esempio: «Non riesco a scaldarmi al nome del partito. A me interessano i contenuti». Mario Landolfi la pensa più o meno allo stesso modo.
In ogni caso, le rimostranze un qualche effetto lo hanno sortito. Pur impegnato in una delle sue tante dimore brianzole, Villa Gernetto, per parlare di economia con cinque esperti convocati da Antonio Martino, il Cavaliere ha trovato il tempo per diramare una nota: «Il giornale Bild ha equivocato. Il ritorno a Forza Italia è solo una proposta da discutere». Tutto congelato, dunque. Anche se subito dopo molti fedelissimi (Margherita Boniver e Micaela Biancofiore su tutti) hanno continuato a esultare per il ripristino del vecchio nome. Sanno qualcosa in più?
A proposito del summit economico di Villa Gernetto: un paio di premi Nobel che erano stati invitati alla fine hanno disertato. In compenso Berlusconi ha portato con sé il figlio ultimogenito Luigino, studente della Bocconi, nato dal matrimonio con Veronica Lario. Già si sprecano le ipotesi sull’insolita presenza del giovane, così come continuano a proliferare gli aneddoti sulla complicata vicenda di Nicole Minetti. L’organizzatrice delle «serate eleganti» di Arcore è un caso che sta mettendo in difficoltà il partito, e non è ancora giunto a soluzione.
«Lunedì si deve dimettere da consigliere regionale» aveva intimato Angiolino Alfano domenica. Ieri il coordinatore lombardo del Pdl, Mario Mantovani, si è sbilanciato: «Entro stasera Minetti si dimetterà». Invece all’ora di chiusura dell’Ufficio Protocollo del Consiglio Regionale lombardo nessuna lettera di dimissioni. Le presenterà oggi, giurano gli ottimisti del partito. In realtà non c’è nulla di sicuro e lo stesso Mantovani che inizialmente aveva parlato di «accordo raggiunto» con Nicole Minetti poi si è fatto prudente.
Anche perché si sta ingrossando la schiera di chi comincia a prendere le difese dell’avvenente consigliera: «Se si deve dimettere lei si devono dimettere anche quelli che l’hanno candidata» è il ritornello sempre più frequente. E poiché a volerla candidare è stato Berlusconi col consenso di Formigoni, la cosa inizia ad assumere connotati imbarazzanti.

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