Il pd si ricompatta. Anche Giuliano Ferrara difende Rosy
ROMA - Ci voleva Beppe Grillo e le sue parole «indecenti» (per dirla con Pier Luigi Bersani) per ricompattare il Pd e portarlo a difendere, come un sol uomo, la figura di una donna, nonché presidente del partito, Rosy Bindi. Attaccata con volgarità inusitata dal leader del Movimento Cinque Stelle, la Bindi incassa anche la solidarietà dei principali alleati minori del Pd (Idv e Sel), che pure non mancano sul tema dei matrimoni gay di criticarla sul piano politico. Idv e Sel li propongono, come pure la sinistra dell’area Marino-Meta, il Pd preferisce parlare, nel suo documento ufficiale, di «forme di garanzia» per le coppie di fatto, omosessuali ed eterosessuali e la corale difesa della Bindi non vuol dire che la questione sia risolta. Entrerà, molto probabilmente, e proprio a causa dell’incalzare della sinistra interna ed esterna, nelle consultazioni che Bersani sta per iniziare con Vendola, Di Pietro e altri soggetti in vista di quella Carta degli intenti che servirà a fissare i paletti per le primarie prima e la coalizione elettorale poi.
L’attacco a palle incatenate del comico genovese era arrivato domenica scorsa, via blog: «La Bindi, che problemi di convivenza con il vero amore non ne ha mai avuti, ha negato persino la presentazione di un documento sull’unione civile tra gay». Non soddisfatto, Grillo continuava così: «Questi farisei, sepolcri imbiancati pretendono di dettare le regole delle morale. Quanti sono i gay, nel Pd? Fate outing, vi farà bene. I vostri nomi sono già conosciuti!». Dopo qualche, immediata ma timida, presa di distanza domenicale, è stato ieri che, continuando a montare la polemica sulla posizione del Pd rispetto ai matrimoni gay, Bersani non ci ha visto più. «Le parole di Grillo sono indecenti – ha scritto in una nota il segretario – e segno di un maschilismo e di una volgarità cui pensavamo avesse dato miglior prova Berlusconi, ma evidentemente al peggio non c’è limite».
Dopo Bersani, arrivano le – altrettanto dure – prese di distanza e condanna di tutti gli altri big democrat. Comincia Enrico Letta su Twitter, poi è una cascata. Per Livia Turco le parole di Grillo sono «stomachevoli», per Barbara Pollastrini (una delle principali firmatarie del contro-documento dei laici in Assemblea, quello pro-unioni civili) sono «meschine», la capogruppo al Senato, Anna Finocchiaro, le definisce «inaccettabili». Perfino un avversario come Giuliano Ferrara twitta furente: «La dichiarazione da puttaniere su Rosy Bindi dimostra che Grillo ha un pisello piccolissimo». Anche gli alleati del Pd, Idv e Sel, apertamente a favore dei matrimoni gay, difendono l’onore di Rosy. Per Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera (peraltro, mai tenero con i grillini a differenza del suo leader), Grillo «è avanti solo negli insulti», per le donne di Sel la Bindi è «vittima di un bieco maschilismo». Resta in piedi, però, l’oggetto del contendere (parità dei diritti delle persone, come nei vecchi Dico, o delle coppie, come chiedeva l’ala laica del Pd?) ma anche un problema più apertamente politico. Proprio ieri Vendola, il primo interlocutore degli incontri programmati in questi giorni da Bersani, chiedeva al Pd «chiarezza e priorità» su due punti: «Articolo 18 e coppie gay». Dal canto suo, il cattolico Fioroni, che pure solidarizza con la Bindi, fissa i suoi di paletti: «Il documento sui diritti civili è stato una soluzione positiva, ora però non si riapra la discussione». Proprio quella discussione che i laici del Pd, forti di sponde non piccole dentro la segreteria di Bersani, vorrebbero riaprire, riformulando un documento ben più avanzato.