Perquisizioni a tappeto e avvisi di garanzia al presidente della Gtm, Michele Russo, e ai responsabili delle società Balfour Beatty rail spa, Giuseppe Ghiraldi, e Vossloh Kiepe Gmbh, Maurizio Bottari. Decolla così l'inchiesta sulla filovia dopo che la procura di Pescara nei giorni scorsi aveva trasmesso alla Regione Abruzzo la relazione dei suoi consulenti, Giulio Maternini e Federico Gualandi. Le ipotesi di reato riportate sul capo di imputazione sono falso, truffa e turbativa d'asta in relazione alla costruzione dell'impianto Tpl elettrificato a tecnologia innovativa tra Pescara e Montesilvano, dove dovrebbero transitare mezzi pubblici a guida vincolata.
Per quanto riguarda il presidente Russo il decreto di perquisizione firmato dal pm Valentina D'Agostino, ed eseguito venerdì scorso, ha interessato, oltre alla sede della Gtm, anche la società Mirus & company srl e Studio Più srl, di cui è amministratore lo stesso Michele Russo. Gli uomini del dirigente Pierfrancesco Muriana hanno sequestrato una montagna di carte e anche il computer personale di Russo, che dovranno passare ora al vaglio degli esperti della procura. Quello che interessa il pm D'Agostino, per meglio definire le ipotesi di reato, è conoscere la natura dei rapporti esistenti fra gli indagati e quindi acquisire tutta la documentazione possibile: appunti, manoscritti, files, agende, rubriche, documenti cartacei ed elettronici contenuti nei computer.
La Gtm, stando alla ricostruzione fatta dalla magistratura, ha affidato la realizzazione dell'opera all'associazione temporanea di imprese, Balfour-Vossloh (quest'ultima società è quella che fornisce i mezzi di trasporto), con un contratto stipulato il 21 maggio del 2007: per quell'opera, i cui lavori sono in corso, è stato erogato un finanziamento di circa 25 milioni di euro. Dalle indagini, secondo la procura, risulterebbero «delle difformità tra le opere progettate e quelle in corso di esecuzione sia con riferimento ai costi, che sarebbero stati gonfiati e nonostante ciò liquidati dalla stazione appaltante (Gtm ndr), i cui rappresentanti operano in stretta sinergia con i soggetti referenti dell'Ati - si legge nel capo di imputazione -, sia con riferimento ad anomalie di carattere procedurale relative alla esecuzione di tali opere in assenza della valutazione di impatto ambientale». E questo sarebbe il punto centrale che avrebbe fatto scattare l'iscrizione nel registro degli indagati del presidente della Gtm e dei responsabili delle due società e le perquisizioni. Nel senso che, dopo che la procura aveva trasmesso la consulenza dei suoi periti alla Regione, quest'ultima non avrebbe proceduto alla riapertura della procedura Via, quella relativa all'impatto ambientale che a quel punto risultava essere indispensabile.
Nella seduta del 3 luglio scorso la Regione decise di bloccare i lavori dell'installazione dei magneti che servono per la guida vincolata dei mezzi, senza però procedere alla Via. Nella vicenda giudiziaria si innesta poi l'esposto presentato dal Wwf sulle caratteristiche dei lavori che interessano quel lungo tratto tra Pescara e Montesilvano e in particolare sull'impatto ambientale di quei circa 200 pali e dei fili che corrono sulla strada parco. La Regione, dal canto suo, ha cercato di spiegare alla commissione europea, deputata al controllo delle procedure in questione, il perché la filovia non è stata sottoposta alla Via. Ma il nodo centrale dell'indagine è anche questo, oltre alle presunte spese gonfiate di cui parla apertamente la procura di Pescara.