«Su ventuno aziende di servizi la metà ora è a rischio»
«Bisognerebbe chiedere a Bondi: che senso ha chiudere le società che prestano servizi alla Regione se dopo sarà costretta ad acquistarli da aziende privati, con costi più alti?». L’avvocato Sergio Scicchitano, presidente di Lazio Service, (1.350 dipendenti, la società che rischia di più con la scure del decreto dello spending review), cambia il punto di osservazione: le società in house, regionali e comunali, vanno salvate non solo per difendere i posti di lavoro, ma perché sono un patrimonio e svolgono servizi importanti. L’allarme in Regione ed in Campidoglio è rosso. Alto almeno quanto quello sui tagli al fondo per il trasporto pubblico locale, per il quale ieri si è svolta una riunione tra il commissario Enrico Bondi e i rappresentanti delle Regione, al quale hanno partecipato anche il presidente Polverini e l’assessore al Bilancio Cetica. «Di tutti i tavoli questo è quello che sta andando meglio. C'è la consapevolezza che sul trasporto pubblico locale bisogna prestare tutta l'attenzione possibile» ha commentato al termine il presidente. Da Polverini anche un commento su Moody’s, che dopo il declassamento della Regione ha deciso anche quello di Acea: «Forse dovremmo cominciare a preoccuparci di cose concrete. Mi pare che lo stesso atteggiamento rivolto verso lo Stato italiano non abbia portato alcun tipo di cambiamento nell'atteggiamento dei mercati finanziari. Forse sarebbe opportuno procedere velocemente almeno per quello che riguarda l'Unione europea verso un’agenzia veramente indipendente che non risponda agli stessi mercati finanziari».
Il decreto sulla spending review prevede che le società in house siano vendute entro il 30 giugno 2013, se non si trova un acquirente vanno chiuse entro dicembre 2013. Alla Regione hanno calcolato che i posti di lavoro a rischio in totale sono 2.500-3.000. Ieri i sindacati hanno incontrato il presidente Polverini. Di Berardino (Cgil), Ausili (Cisl) e Scardaone (Uil): «A oggi nel Lazio si contano 21 società partecipate sia direttamente che indirettamente da parte della Regione. Per oltre la metà di queste, il decreto non lascia scampo. Particolarmente in pericolo sono Lazio Service e Lait Spa, che svolgono per conto della Regione in regime di house la totalità dei servizi, in aggiunta ad altre quali Sviluppo Lazio e sue partecipate. In totale, con la soppressione delle società, rischiano il posto di lavoro circa 3 mila lavoratori». Secondo Massimiliano Maselli, presidente di Sviluppo Lazio, l’errore di questa iniziativa è che taglia alla cieca, non colpisce gli sprechi: «Faccio solo un esempio, a Sviluppo Lazio abbiamo tagliato tutte le auto blu, abbiamo ridotto di nostra iniziativa il personale in un anno, scendendo da 210 a 150 dipendenti. La Regione ha ridotto di 3,3 milioni di euro circa i trasferimenti, ma noi ne abbiamo risparmiato 3,5 raggiungendo anche un piccolo attivo in bilancio. Dove sono gli sprechi?». L’interpretazione delle norme del decreto sta causando dubbi. C’è chi sostiene che pure Astral, la società che con i suoi 196 dipendenti si occupa della manutenzione dei 1.500 chilometri di strade regionali, sia a rischio chiusura. Luzzi, presidente, ribatte: «No, abbiamo avuto rassicurazioni». Luca Malcotti, assessore regionale ai Lavori pubblici: «Vediamo se lo Stato andrà a chiudere Anas, visto che Astral è la nostra Anas. Ma per noi Astral non si tocca». Un altro nodo importante è il futuro delle società comunali, Zetema e Risorse per Roma, circa 1.600 dipendenti in totale. Oggi in consiglio regionale si svolgerà un consiglio regionale straordinario sulla spending review. Non solo: Polverini ha convocato una riunione con tutti i parlamentari del Lazio. Dal Pd il segretario regionale Enrico Gasbarra ha annunciato una task force «salva tagli», che elaborerà delle proposte di modifica del decreto: «La cosa che più stupisce della proposta di Bondi è che non assegna nessun obiettivo finanziario, il Pd riscriverà l'articolo 4».
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