L’annuncio dei sindacati. E dal 30 luglio niente pagamenti con bancomat
La Figisc: «Serrata dal 3 al 5 agosto». Rischiano sanzioni
MILANO Niente benzina il 3, il 4 e il 5 agosto in città e neppure in autostrada, è la protesta dei gestori che preannunciano battaglia contro i tagli dell’industria petrolifera e il mancato intervento del governo. No, il 3 agosto i distributori dovranno restare aperti poiché la giornata rientra nel calendario della franchigia estiva, ribatte il presidente dell’Autorità di garanzia sugli scioperi Roberto Alesse.
Comunque si risolverà lo scontro, il primo fine settimana di agosto sarà torrido per gli italiani in partenza. Chi si muoverà in auto dovrà organizzarsi per evitare di restare con il serbatoio all’asciutto causa agitazione proclamata dai sindacati di categoria Faib, Fegica e Figisc/Anisa, ma soprattutto deve rassegnarsi fin d’ora a una nuova raffica di rincari. Secondo le rilevazioni di Staffetta quotidiana i prezzi medi consigliati alla pompa sulla modalità servito salgono per la benzina a 1,837 euro al litro (+0,6 centesimi) e per il diesel a 1,734 euro (+1 centesimo), una correzione attuata dalla maggioranza delle compagnie comprese quelle no-logo.
Dunque carburante più caro da subito e a rischio per chi andrà in vacanza tra il 3 e il 5 agosto. Dopo l’annuncio delle organizzazioni dei lavoratori le trattative sono in corso, se la franchigia non venisse rispettata l’authority guidata da Alesse aprirà una procedura di valutazione al termine della quale potrebbe comminare sanzioni da 2.500 a 25.000 euro (raddoppiabili in caso di recidiva) nei confronti delle sigle che hanno decretato lo sciopero. Dal presidente della Figisc, Luca Squeri, arrivano le prime aperture: «Faremo scattare il blocco dalla mezzanotte del 3 agosto, in cambio chiediamo che l’Autorità di garanzia proceda alla mediazione». E Allese dà piena disponibilità: «Siamo pronti ad ascoltarli e ad affrontare, nei margini di nostra competenza, il nodo del rinnovo del contratto collettivo».
Nel frattempo i gestori procedono con la tabella di marcia della protesta: da mercoledì campagna di sensibilizzazione per cittadini e automobilisti, dal 23 luglio sospensione degli accordi collettivi sul prezzo massimo di rivendita dei carburanti, dal 30 luglio a domenica 5 agosto sospensione dei pagamenti del rifornimento con carte di credito, pago bancomat e carte bancarie. Molteplici i contrasti che hanno innescato lo sciopero dei benzinai, che elencano: «Accordi collettivi scaduti e non rinnovati; margini tagliati unilateralmente fino al 70%; licenziamenti forzati degli addetti alla distribuzione; rifiuto di adottare diverse tipologie contrattuali; discriminazioni sui prezzi che spingono fuori mercato migliaia di impianti senza possibilità di reazione alcuna, vendite autostradali totalmente cannibalizzate». Il tutto «in aperta violazione delle leggi esistenti che l’industria petrolifera sta adottando, colpendo oltre 20 mila piccole imprese di gestione che occupano circa 120 mila persone e sostengono la sopravvivenza di altrettante famiglie». Secondo i sindacati l’intenzione dei petrolieri è chiara: approfittare «della confusione politica e della pesantissima crisi che ingessa il Paese, per regolare i conti con una intera categoria di lavoratori, consolidare le proprie rendite e scaricare sulla collettività il costo sociale di altri disoccupati». Tutto questo «con la responsabilità diretta e colpevole del governo che, nonostante quattordici differenti sollecitazioni formali e appelli di ogni tipo, si è sistematicamente sottratto a qualsiasi tipo di confronto ed è inerte di fronte alla violazione delle leggi in vigore». Due esempi: il decreto sulle liberalizzazioni «rimasto lettera morta» e «l’aggiramento della norma che avrebbe dovuto garantire la gratuità dei pagamenti con carte di credito e bancomat sia ai consumatori che ai gestori».