Lazio, dalla spending review un taglio di tre miliardi di euro, cinque se si contano anche gli effetti sul patto di stabilità. E con un voto bipartisan il consiglio regionale ha dato mandato al presidente Renata Polverini di «porre in essere tutte le iniziative necessarie nei confronti del Governo e del Parlamento e finanche a livello di impugnativa costituzionale, per dimostrare l’insostenibilità economica e sociale e l’inefficacia della spending review».
Partiamo dalla relazione, nel corso del consiglio regionale straordinario di ieri, di Renata Polverini. Ha spiegato: «Sui tagli alla sanità, si creerebbe un divario nell’accesso al fondo del sistema nazionale e quindi al diritto alla salute tra le Regioni virtuose e quelle non virtuose. Di fatto si dividerebbe veramente l’Italia in due, Nord contro Sud. La Lega non c’è riuscita, ci auguriamo non ci riesca il governo tecnico». In altri termini: i tagli alla sanità, se distribuiti con il criterio di far pagare di più le regioni impegnate nel piano di rientro (anche il Lazio), spaccherebbero in due il Paese e affonderebbero definitivamente i nostri ospedali, che potrebbero garantire solo i Lea (i livelli essenziali di assistenza). Il Lazio «sarebbe condannato a stabilizzare in modo permanente le maggiorazioni delle quote della aliquote Irap e addizionali Irpef». «E non scatterebbe più il meccanismo di solidarietà tra le Regioni stesse». C’è la bomba occupazione rappresentata dalla chiusura delle società regionali. Polverini: «In questi mesi si è fatta molta demagogia e il Governo fa fatica a capire che si crea un altro caso esodati, non si ha idea di quanti posti di lavoro siano a rischio, si crea un blocco delle attività burocratiche e amministrative della Regione. Si rischia un grimaldello pericoloso di far entrare a gamba tesa i privati nella pubblica amministrazione». Infine, nell’intervento di ieri in consiglio regionale, Polverini ha fornito i dati sugli effetti della spending review nel Lazio: «I tagli sono quantificati in 634 milioni di euro per il 2012, 986 di euro per il 2013, 1.239 milioni di euro a decorrere dal 2014, per un totale nel triennio di 2.859 milioni di euro. Si aggiunge anche la riduzione sul patto di stabilità: 800 milioni di euro per il 2012; 970 per il 2013; 970 per il 2014». Ieri in consiglio regionale a larga maggioranza (esclusi i consiglieri della Lista Bonino Pannella) è stato votato l’ordine del giorno in cui il Lazio chiede compatto modifiche al decreto sulla spending review soprattutto per la parte che riguarda la sanità, il trasporto pubblico locale, l’assetto istituzionale e «le norme che ledono la salvaguardia del mantenimento dei livelli occupazionali nella Regione». Non capita spesso che in consiglio regionale minoranza e maggioranza trovino un punto d’incontro e il presidente del consiglio regionale, Mario Abbruzzese, ha parlato di «grande senso di responsabilità». Esterino Montino, capogruppo del Pd: «Sul versante occupazionale la nostra proposta è la stessa proposta emendativa che il Pd farà al Senato: cambiare l’articolo 4 lasciando la possibilità alle regioni e agli enti locali di scegliersi il tipo di organizzazione e società e dando solo un obiettivo di quantità risparmio». Vincenzo Maruccio, Idv: «I dati sono drammatici, bisogna calcolare che non chiuderanno solo le società controllate da Regione e Comune di Roma, ma anche aziende statali con dipendenti che risiedono prevalentemente nel Lazio, quindi il taglio può arrivare anche a 20 mila persone». Rossodivita e Berardo (Bonino Pannella) hanno spiegato invece perché non hanno votato l’ordine del giorno. A partire dalle società regionali: «La verità è che quasi tutta la classe politica regionale non intende rinunciare ad avere un controllo diretto sulle 50 strutture (19 società, 26 enti pubblici e 5 agenzie) divenute oramai un territorio protetto dove la politica scatena pratiche degenerative difficilmente contenibili».
In serata, il presidente Polverini ha incontrato i parlamentari del Lazio per decidere una linea comune.