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Pescara, 03/04/2026
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Data: 19/07/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Lombardo al contrattacco: il commissario sarebbe un golpe. Scontro con Formigoni. I centristi: situazione catastrofica

ROMA Un commissario in Sicilia? «Sarebbe un golpe», stoppa Raffaele Lombardo asserragliato a palazzo d’Orleans sede della giunta regionale. Dopo la lettera di Mario Monti che lo invitava a dar seguito alla sua promessa di dimissioni per il 31 luglio, il governatore siciliano non se ne è stato con le mani in mano, ha scritto pure lui una lettera a Monti e ha polemizzato con politici, partiti politici, industriali, Confindustria, giornali e suoi pari grado di altre regioni. Un Lombardo al contrattacco, che nega recisamente la notizia di un imminente crac finanziario dell’isola, «abbiamo solo un problema di liquidità», spiega. Lombardo chiede a Monti di essere sentito in Consiglio dei ministri sulla vera situazione dei conti della regione, per negare il rischio crac e poter spiegare piuttosto «l’immane lavoro fatto in questi anni, i sacrifici e il prezzo che stiamo pagando».
Pochi però sembrano disposti a dar credito a un Lombardo austero e risparmioso. C’è ad esempio Pier Ferdinando Casini che va giù duro: «La Sicilia è stata trasformata in un nominificio, non vogliamo che il disastro contagi l’Italia». Autonomia vilipesa e calpestata? «Fare appello all’autonomia della regione per giustificare il buco, significa buttare la palla in tribuna. Il problema non è l’autonomia della Sicilia quanto le risposte da dare ai siciliani», attacca ancora Casini. Gli fa eco dal Pd Sergio D’Antoni, ex segretario Cisl e deputato siciliano: «Ben venga Monti che vuole fare chiarezza sui conti della regione, meno male, è ora che si faccia chiarezza e si indichino anche delle soluzioni, giacché non è che si può continuare a operare chiudendo la Fiat, facendo chiudere centinaia di esercizi commerciali, insomma restringendo lavoro e attività». Lombardo ha raccolto e ha ribattuto: «Sono pronto a confrontarmi con Casini». Ma si dimetterà o no, il governatore? «Certo, forse lo farò il 24 mattina stesso prima di incontrare Monti, ma qui mi sembra che più che le mie dimissioni vogliano rinviare le elezioni. Non permetterò che la Sicilia diventi merce di scambio, in caso di elezioni in contemporanea con le politiche, per qualche ministero in più». Un sospetto che Gianfranco Micciché proconsole siciliano di Berlusconi rende esplicito: «Non vogliono far votare a ottobre, vogliono accompagnare Lombardo per altri sei mesi fino a fine legislatura, questa sarebbe la vera truffa».
Il governatore siciliano ha poi aperto un altro fronte polemico. Visto che tutto era cominciato dalla denuncia di imminente default del vicepresidente degli industriali, Ivan Lo Bello, il governatore siciliano si è scagliato contro e, prendendo in prestito dal dialetto romanesco, ha apostrofato: «Gli imprenditori che mi accusano? Vadano al diavolo, vadano a morire ammazzati». Una frase che pronunciata in quel contesto assume un significato poco raccomandabile se non sinistro, e infatti arrivano subito bacchettate bipartisan all’indirizzo del governatore. «L’espressione usata dal presidente Lombardo è gravissima, mira a indebolire la rete di solidarietà, consensi e collaborazione attorno al vice presidente di Confindustria», attacca Angelino Alfano segretario del Pdl e siciliano. «Inaccettabili le parole davvero irrispettose pronunciate da Lombardo contro Lo Bello», bacchetta Anna Finocchiaro capogruppo dei senatori del Pd e catanese come il governatore. In serata Lombardo gela tutti e smentisce: «Non ho mai fatto il nome di Lo Bello, parlavo di un industriale, la si smetta di indignarsi sul nulla». Poi annuncia querele nei confronti di Libero e Giornale per il «killeraggio mediatico», quindi si toglie un sassolino dalle scarpe nei confronti di Formigoni che lo aveva criticato: «Mai andato in ferie alle Antille su yacht di nostri amici».

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