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Pescara, 03/04/2026
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20/07/2012
Il Messaggero
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Parentopoli Atac: otto indagati, anche un dirigente del personale. Conclusione dell’inchiesta dopo l’iscrizione dell’assessore Visconti. Alemanno: «Notizia di un anno fa, perché viene fuori ora?» |
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Abuso d’ufficio per il responsabile del settore stipendi Marinelli
Il suo nome è finito più volte nelle polemiche sugli stipendi d’oro dell’amministrazione comunale. Ma ora che l’inchiesta sulla Parentepoli di Atac è giunta davvero agli sgoccioli, la notizia è stata confermata. Uno dei dirigenti del personale dell’azienda municipale dei trasporti, Mario Marinelli, è anche lui indagato per abuso d’ufficio. Il suo è l’ottavo nome che compare nell’avviso di conclusione delle indagini che la procura di Roma sta per notificare a tutti gli indagati nei prossimi giorni. Gli altri sette sono ormai noti, primo tra tutti Marco Visconti, assessore all’ambiente della giunta Alemanno, accusato di aver avuto un ruolo nell’assunzione della sua attuale moglie, Barbara Pesimena. La giovane, capo della Gestione eventi sanitari, con un semplice diploma da ragioniera percepisce 62.774 euro di stipendio, più 5mila di bonus, per un totale quasi 68mila euro. Recentemente, forse in vista della chiusura dell’inchiesta su Parentopoli, l’assessore ai trasporti Aurigemma l’aveva trasferita ad altro incarico, ma poi la decisione è saltata per una frenata decisa direttamente dal sindaco Gianni Alemanno. Gli altri indagati sono l’ex amministratore delegato Adalberto Bertucci, il dirigente dei servizi informatici Luca Masciola, il direttore del personale di Atac ed ex di Me.tro Riccardo Di Luzio, il dirigente Vincenzo Tosques già capo delle risorse umane di Me.tro, Antonio Marzia, ex dirigente Atac ora in pensione e Tullio Tulli, ex direttore generale di Trambus Spa, anche se, almeno teoricamente, per ciascuno di loro il pm titolare del fascicolo Francesco Dall’Olio potrebbe far seguire all’avviso di fine indagini una richiesta di archiviazione. Mario Marinelli è stato a lungo il braccio destro proprio di Tulli e, attualmente, è inserito nella Direzione del personale e costo del lavoro, con incarichi in particolare nella gestione degli stipendi per tutto il personale. Incarico che gli frutta uno stipendio di 170mila euro all’anno. Per le sue mani, dunque sarebbero passate molte delle assunzioni contestate dalla procura e relative in particolare agli anni precedenti al 2010. All’epoca della prima esplosione dell’indagine Parentopoli, le assunzioni sospette perché avvenute con chiamata diretta erano in tutto 854. La scrematura operata dal pm Francesco Dall’Olio e dall’aggiunto Alberto Caperna ha portato ad evidenziare circa quarantuno casi, tutti di persone assunte in violazione della legge Brunetta (il che, per alcuni indagati corrisponde ad un’accusa specifica di falso in atti d’ufficio). Negli anni, alcuni dei casi che nel 2010 fecero più scalpore hanno avuto sviluppi diversi. La giovane cubista, Giulia Pellegrino, all’epoca assunta come segretaria del direttore Marco Coletti, dopo l’esplosione dell’indagine è stata spostata in amministrazione, in una posizione molto meno rilevante. Negli ultimi mesi, un’altro assunto legato alla Parentopoli di Atac ha fatto parlare di se: Francesco Bianco, ex appartenente ai Nar, noto, in particolare per aver fatto parte del gruppo che con Valerio Fioravanti a uccidere Roberto Scialabba. Lo scorso 2 gennaio è stato gambizzato nei pressi della sua abitazione in via Tiburtina, a Tivoli Terme, a pochi chilometri dalla Capitale. Due giovani su un maxi scooter lo hanno avvicinato ieri alle 20 e gli hanno esploso contro tre colpi che lo hanno raggiunto alla gamba e alla mano destra.
Polemica nel Pdl: è un complotto Alemanno: «Notizia di un anno fa, perché viene fuori ora?»
Quando volano gli stracci non si salva nessuno: è scontro aperto nel centro destra per la gestione dell’Atac. Solo così si spiega il lancio a lunga gittata che ha centrato in pieno l’assessore all’Ambiente Marco Visconti chiamato in causa per le presunte assunzioni pilotate. Un colpo a scoppio ritardato: l’iscrizione nel registro degli indagati risaliva a un anno fa, quando Visconti non si occupava di ambiente ma di emergenza abitativa in qualità di delegato del sindaco. Ma il botto s’è sentito comunque. Il filone è sempre lo stesso: parentopoli. Un bubbone a orologeria che riaffiora a scadenze fisse. «Non era ancora mia moglie quando fu assunta a Trambus», è sbottato ieri Visconti, che un paio di volte avrebbe già scritto e poi strappato la lettera di dimissioni spedita al sindaco. «Non ho mai ricevuto un avviso di garanzia e non sono mai stato chiamato a rispondere dal pm», si è limitato a fa sapere ieri l’assessore, molto seccato. Dietro l’ennesimo scontro ci sarebbe lo zampino di Antonello Aurigemma, l’assessore ai Trasporti, anche lui Pdl, componente Laboratorio Roma. Il solito fuoco amico, insomma. I dubbi devono essere venuti anche ad Alemanno. «Se è successo qualcosa ha commentato il sindaco risale ad anno fa e non si capisce perché adesso venga improvvisamente sparata a tutta pagina. Esprimo la mia totale solidarietà a Visconti ha continuato il primo cittadino sono convinto che non c’entri nulla con i fatti contestati che se anche avesse voluto commettere non avrebbe potuto perché non ha mai avuto nessuna responsabilità nelle scelte decisionali di Atac». E se il centrosinistra preferisce starne fuori, diverso è l’atteggiamento di Storace. Il leader de La Destra affonda il pennino nel veleno ed elenca le ultime disavventure del Campidoglio: «Piccolo agli arresti, il balletto sui rimborsi di Ciardi, la notizia di Visconti indagato, l’incredibile assessore De Palo che se ne va ai comizi di Zingaretti, il capogruppo della lista civica Alemanno che prende le distanze dalla maggioranza, un nuovo buco di bilancio con l’alternativa di aumentare l’Imu o l’Irpef: un disastro quotidiano».
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