Alla fine dalle forche caudine delle commissioni della Camera la cosiddetta legge Barca esce riveduta e corretta, forse anche migliorata come sostengono i più, ma molte criticità restano sul tappeto e la sensazione generale è di aver centrato solo in parte gli obiettivi. Agrodolce e chiaroscuro sono i termini più usati per sintetizzare questo tour de force a Montecitorio contrassegnato da tensioni e polemiche inaspettate. Già, perché oltre all’ostruzionismo della Lega contro il governo Monti, a un certo punto è emerso anche una sorta di dualismo con il sisma dell’Emilia, con i parlamentari di quelle zone che hanno storto il naso su diverse misure che riguardano il terremoto dell'Aquila.
L’aspetto certamente più controverso continua a essere quello delle seconde case. Non ci sono state concessioni: nei piccoli comuni del cratere gli immobili di un unico proprietario in cui non siano presenti abitazioni principali non godranno di benefici. Per L’Aquila, invece, questo accadrà a patto che la progettazione, l’appalto e l’affidamento dei lavori vengano obbligatoriamente delegati al Comune dell’Aquila o al Provveditorato alle Opere pubbliche, come si vociferava ieri. In questo caso il ricorso ad appalti pubblici potrebbe determinare ritardi e contenziosi, soprattutto se sarà necessario indire gare europee (come previsto al di sopra dei cinque milioni di euro).
Sotto il profilo della governance, invece, come richiesto a gran voce dai sindaci, si tornerà agli otto uffici territoriali per i comuni del cratere, anche se sarà necessario un ordine del giorno per chiarirne le competenze rispetto a quello dell’Aquila. C’è stata battaglia vera, in commissione, sulle 352 assunzioni a tempo indeterminato annunciate dal ministro Barca. In molti hanno contestato la misura, sostenendo che la ricostruzione è un’emergenza a tempo e che non si può andare controcorrente rispetto a una linea di governo che impone tagli. Alla fine la norma è passata, ma quando il compito sarà considerato esaurito 152 persone torneranno nella disponibilità del Ministero e 200 saranno ricollocate nelle pubbliche amministrazioni, non necessariamente nei Comuni. Altri cambiamenti: è stata ripristinata la riserva di posti nei concorsi pubblici per gli orfani del sisma; è stata sancita la risoluzione di diritto di contratti preliminari e diritti reali istituiti prima del terremoto. Per Mantini, dell’Udc, «la nuova legge che si prospetta è positiva ma non soddisfacente». «Non sono state accolte le nostre proposte di semplificazione urbanistico-edilizia - ha detto -, gli uffici speciali sono retti da un organismo assembleare pletorico (dallo Stato alle organizzazioni produttive locali), ricompare la parola contributo anziché indennizzo. Appare irragionevole anche la norma che impone, solo all’Aquila in tutta Italia, l’incompatibilità di carica anziché di funzione: un consigliere comunale aquilano, ad esempio, non può esercitare una professione che ha a che fare con la ricostruzione ma anziché avere l’obbligo di astensione deve invece dimettersi dalla carica entro 90 giorni».