«Le sedi istituzionali - continua Masci - non contano nulla se non collegate ai servizi da erogare ai cittadini». In Abruzzo il nuovo decreto Monti salva soltanto le Province di Chieti e L'Aquila. La prima perché risponde ai requisiti territoriali: una popolazione complessiva di almeno 350mila abitanti e una estensione non inferiore ai 2500 chilometri quadrati. La seconda in quanto sede di capoluogo di Regione. Pescara e Teramo saranno invece cancellate, con il trasferimento delle deleghe ai Comuni: viabilità, edilizia scolastica, ambiente, una pioggia di nuove responsabilità pronta a ricadere sulle spalle dei sindaci. E questo avverrà in larga parte anche per L'Aquila e Chieti, che manterranno i loro presidi di enti intermedi ma perderanno molte deleghe, fatte salve le competenze in materia di trasporto, ambiente e viabilità.
Enrico Di Giuseppantonio, presidente della Provincia di Chieti, non alza certo il vessillo del vincitore: «Avrei preferito che fossero rimaste in piedi le quattro Province e mi sono anche battuto per questo. Adesso si apre una stagione costituente, con il Consiglio delle autonomie chiamato a recepire il decreto del governo». Ma Di Giuseppantonio apre una riflessione ancora più importante, conseguenziale al taglio delle Province e fino ad oggi forse sottovalutata: «La partita vera, conseguenziale a questo decreto sulla spending review, riguarderà adesso la riorganizzazione e il trasferimento degli uffici dello Stato sul territorio: questure, prefetture, uffici finanziari, Motorizzazione, Archivi dello Stato. Bisogna mettersi attorno a un tavolo con molta serietà e ragionevolezza, abbandonando i campanili. Quanto alle nuove deleghe che ricadranno sui Comuni, ci saranno da affrontare questioni non da poco, come il trasferimento dei mutui e delle risorse necessarie per esercitarle. Penso solo a quella sull'edilizia scolastica». Della fusione tra Pescara e Teramo si era già parlato, l’alternativa sarebbe Pescara-Chieti e Teramo-L’Aquila ma prima bisogna vedere il testo esatto del decreto: la partita del riassetto è solo iniziata.
Guerino Testa, presidente della Provincia di Pescara, il territorio che muove da solo il 65% del pil dell'intera Regione, non si arrende e pensa già all'accorpamento con Teramo per rientrare nei requisiti territoriali del decreto: «Voglio incontrare al più presto il presidente della Regione per capire se c'è la possibilità di una migliore omogeneizzazione del territorio, se Pescara e Teramo possono fondersi». Partita difficile, complessa, ricca di trappole per la politica. E siamo solo agli inizi.