ROMA - La Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 4 della finanziaria-bis 2011 che disponeva la possibilità di privatizzazione dei servizi pubblici da parte degli enti locali. Tra questi, anche i servizi idrici, sui cui due mesi prima c'era stato un referendum. In realtà, va specificato che l'articolo 4 della Finanziaria-bis (ossia la norma censurata dalla Consulta) escludeva, sulla base dell'esito del referendum, i servizi idrici.
Di fatto però l'acqua era stata il simbolo dei referendari nel corso della campagna di giugno 2011, anche se i quesiti riguardavano tutti servizi pubblici locali.
Il testo della Finanziaria-bis (art.4 comma 34) dice infatti che sono «esclusi dall'applicazione del presente articolo il servizio idrico integrato, il servizio di distribuzione di gas naturale, il servizio di distribuzione di energia elettrica, il servizio di trasporto ferroviario regionale, nonchè la gestione delle farmacie comunali».
Esultano i promotori del referendun. Per Antonio Di Pietro «dalla Consulta è arrivata la conferma che l'acqua è un bene comune e non può essere privatizzata. E l'Italia dei Valori, che ha fatto parte del comitato referendario insieme ai movimenti e alle associazioni, si batterà affinchè questo bene rimanga un diritto inalienabile dei cittadini». Sulla stessa linea Angelo Bonelli leader dei Verdi. «La sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato la norma sui servizi pubblici locali (detta anti-referendum) è una grande vittoria di democrazia che tutela il voto di 27 milioni di italiani e che dice chiaramente che le privatizzazioni sui servizi pubblici locali, non solo quelli che riguardano l'acqua, non possono essere realizzate perchè c'è un vincolo referendario».