«Grazie per la fine del commissariamento, ma se è tutto qui il governo attuale rischia di comportarsi peggio del precedente». Game over, è finita la luna di miele tra il governo Monti e il Comune dell’Aquila. «Se l’esecutivo non stanzierà i soldi per far quadrare i bilanci comunali e non estenderà i benefici per le seconde case anche alle frazioni e al cratere - tuona il sindaco, Massimo Cialente - finirà per farci rimpiangere Silvio Berlusconi, con il quale le cose le ottenevamo».
Il pomo della discordia, manco a dirlo, è l’emendamento al decreto crescita griffato Fabrizio Barca. Nonostante il lavorio e le limature in fase di discussione degli emendamenti, il documento stilato dal ministro per la Coesione territoriale non è stato depurato degli aspetti più controversi. I titolari di edifici non adibiti ad abitazione principale, quindi anche le attività produttive, con unico proprietario localizzati all’interno del centro storico dell’Aquila avranno diritto al 100 per cento dei contributi per la riparazione delle parti strutturali e delle facciate, a condizione che l’appalto e l’affidamento dei lavori siano delegati al Comune. Le frazioni e gli altri 56 enti comunali, invece, si attaccheranno al proverbiale tram. «Su molti punti il relatore ha detto no - ha sospirato il deputato del Partito democratico Giovanni Lolli - le seconde case, l’estensione del de minimis anche ai paesi fuori L’Aquila e l’eliminazione del ricorso agli appalti pubblici». Marcello De Angelis (Popolo della libertà) ha combattuto fianco a fianco con Lolli. «Abbiamo dovuto fronteggiare l’ostruzionismo della Lega Nord - ha spiegato - ma siamo comunque riusciti a portare gli otto uffici territoriali per le aree omogenee del cratere e l’inserimento degli orfani del sisma nelle categorie protette per le assunzioni nella pubblica amministrazione». Il dado è tratto, da lunedì la discussione. Frattanto, nell’incontro parlamentari-sindaci un paio di perle di Cialente in gran spolvero dialettico, come l’acre «ascessi purulenti» indirizzato a Gianni Chiodi e Gaetano Fontana. Quest’ultimo si è beccato anche l’accusa di untore: il piano di ricostruzione di Tempera «era un virus di Fontana messo dentro il Comune dell’Aquila». Ma l’ha firmato il sindaco! «Vero, ma la situazione ci è sfuggita di mano». Intanto, domani alle 18 l’arcivescovo metropolita monsignor Giuseppe Molinari riaprirà al culto la chiesa di San Biagio d’Amiternum, a piedi piazza. Una zona che era diventata famosa per la concentrazione della movida e che per cominciare riacquista un edificio di culto, il primo ricostruito a riaprire in centro.