Tornano le nubi all'orizzonte del trasporto pubblico locale. Non bastassero le incertezze che incombono sulla Ctp di Napoli, almeno per la tratta casertana, sembra essere finita anche la tregua tra le organizzazioni sindacali di categoria e la Clp subentrata alla fallita Acms. Ieri i rappresentanti dei lavoratori hanno attivato nei confronti della proprietà la prima fase della procedura di raffreddamento, dando contestuale informazione alla Commissione di garanzia per l'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi essenziali. Lo stato di agitazione è stato proclamato da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt, Faisa e Ugl con una nota che porta la firma dei segretari Colombo, Medici, Caniglia, Massimo e Donato. Alla base della protesta i mancati riscontri alle decisioni maturate nei precedenti tavoli di concertazione attinenti le problematiche della riorganizzazione del lavoro. «Mentre aspettavamo la convocazione della società per individuare e condividere iniziative idonee ad affrontare le difficoltà più volte denunciate - è scritto - ci vediamo costrette a prendere atto del palese atteggiamento padronale e di sfida che manifesta un netto rifiuto alle più elementari regole delle relazioni industriali». Ad alimentare il malcontento, peraltro, avrebbero contribuito le ultime «traumatiche» comunicazioni di servizio e i rinvii legati alla corresponsione degli emolumenti. Insomma un mix di contestazioni che altererebbero il quadro delle intese che pure erano state individuate agli inizi del mese e che avevano consentito di raggiungere sia pure parziali risultati sotto il profilo della corresponsione degli emolumenti. Di tutt'altro avviso è l'ad di Clp, Carlo Esposito, primo destinatario della missiva sindacale. «Siamo forse l'unica azienda del trasporto pubblico locale in Campania che ha pagato finora puntualmente tutte le spettanze - dice il manager - quanto alla riduzione delle linee nel periodo estivo è una tendenza generale dal momento che può essere considerato uno spreco effettuare corse senza utenti. Nel contempo va precisato che abbiamo prolungato linee come quella di Castel Volturno che pure avrebbero dovuto essere incrementate già prima del nostro avvento. Ritengo, comunque, che in una fase così delicata come quella attuale sia doveroso tagliare dove non ci sono esigenze particolari». Adesso, secondo la normativa vigente, l'azienda avrà dieci giorni a disposizione per convocare le parti sociali, pena il coinvolgimento della prefettura. Intanto, la vicenda non potrà neppure passare inosservata sul versante politico dopo i diversi tentativi esperiti negli ultimi mesi per garantire a Caserta un servizio di pubblica utilità efficiente. Ma sull'apertura di questo nuovo scenario di crisi non dovrebbero mancare neppure le necessarie verifiche degli enti committenti, in particolare della Regione.