ROMA Conti ancora in profondo rosso. Alitalia chiude i primi sei mesi dell’anno con perdite per 201 milioni. Colpa del rialzo dei costi del carburante, dell’apprezzamento del dollaro sull’euro e, naturalmente, della crisi quasi planetaria. «Il peggio però è passato, siamo concentrati sulla crescita», assicura l’amministratore delegato, Andrea Ragnetti, dopo l’approvazione della semestrale. L’utile netto negativo dell’aviolinea risulta in flessione di 107 milioni rispetto allo stesso periodo del 2011 e presenta un risultato operativo negativo di 169 milioni.
Alla fine di giugno l’indebitamento finanziario netto è pari a 862 milioni, in aumento di 8 rispetto al 31 dicembre dello scorso anno. I ricavi si attestano a 1.686 milioni (+4,1%) e il load factor al 71,1% (+3,4%). Sempre nei primi sei mesi di quest’anno Alitalia ha trasportato 11 milioni di passeggeri con un risultato sostanzialmente invariato rispetto al periodo gennaio-giugno 2011 (-0,8%). La quota di mercato del gruppo è stata del 22,7%, in linea con quella dei primi sei mesi del 2011 sull’insieme dei tre segmenti:intercontinentale, internazionale e domestico. La puntualità dei voli è stata dell’88,9% con una crescita di 0,9 punti rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Puntualità arrivata fino al 93,9% sulla tratta Roma-Milano.
Fin qui i numeri. Che l’amministratore delegato Ragnetti si dice convinto di poter correggere in positivo nei prossimi mesi: «L’outlook della seconda metà dell’anno è improntato a un cauto ottimismo, grazie al naturale miglioramento della stagionalità, alle misure già prese di contenimento dei costi e a quelle che verranno messe in atto. Siamo riusciti meglio di altri a resistere alla più svariate situazioni. Serviranno ancora molti sacrifici e dovremo essere utili e determinati, ma il 2013 dovrebbe essere per l’Alitalia l’anno del ritorno all’utile operativo dopo venti anni». «La mission dei prossimi anni - dice il presidente, Roberto Colaninno - è la crescita dei ricavi e quindi continueremo a investire nei fondamentali del servizio e della qualità della flotta. Una compagnia forte e solida ha un valore che va oltre l’orgoglio nazionale e diventa un asset strategico per l’intero Paese».