«All'interno della coalizione- dice Camillo D'Alessandro, capogruppo in consiglio regionale- lo sbarramento va fissato al 4-5%, nessun partito, cioè, partecipa alla ripartizione dei seggi se non raggiunge tale soglia minima. Fuori della coalizione, il limite va posto tra il 6 e l'8%».
Come dire che in base a questi parametri, l'Udc, che alle scorse regionali ha avuto il 5,61 per cento resterebbe fuori dall'assemblea se corresse da sola. E allora, ci si chiede, questo patto di ferro, se ci sarà, tra i partiti maggiori, non mira a forzare i gruppi minori a schierarsi prima del voto? E a limitare il proliferare delle liste civiche cresciute in modo imprevisto e disordinato alle ultime elezioni amministrative? «E' fondamentale - dice Silvio Paolucci, segretario regionale Pd- garantire la governabilità dell'istituzione regionale. Già il riordino prevede che la nuova maggioranza, 18 a 12, sarà retta da un numero esiguo di consiglieri regionali. A questo punto è fondamentale evitare la frammentazione nell'assemblea. Occorre perciò un sistema elettorale che il giorno dopo il voto dica agli abruzzesi chi governa e chi sta all'opposizione. Ecco perché la soglia di sbarramento dev'essere alta».
D'accordo anche il senatore Di Stefano: «Certo- aggiunge- quel che deve interessare è soprattutto la governabilità. Detto questo, mi sembra che la sentenza della Consulta sia eccessiva. Nel momento in cui si dà autonomia normativa anche alle Regioni a statuto ordinario, è singolare definire la rappresentanza per sentenza. Non mi sembra opportuno».
D'Alessandro indica quale sarà la 'road map' del Pd fino all'approvazione della nuova legge elettorale. «La partita- spiega- deve chiudersi entro ottobre, prima dell'inizio della sessione di bilancio. Il testo della legge elettorale è già in aula, si può procedere con precisi emendamenti, nel frattempo, a settembre, si lavora alla modifica dello statuto abbassando il numero dei consiglieri regionali a ventinove eletti, con l'aggiunta del Presidente che vince e del candidato presidente sconfitto, e si arriva a trentuno». Quanto alla soglia di sbarramento aggiunge: «Non ha senso un limite solo di coalizione. Il problema della governabilità dipende innanzitutto dalla pletora di liste che affollano le coalizioni e che in passato, con poche centinaia di voti, eleggevano un consigliere regionale. Ora, con la riduzione del numero dei consiglieri, non si sarà più in balia di due o tre monopartiti. Viene prima il dovere della governabilità». Altra questione: anche il Pd ha proposto la doppia preferenza di genere, uomo-donna. Infine «la revisione della conformazione delle province con i collegi elettorali: quattro come le province».