Più soldi ai Comuni ma con i fondi dei rimborsi fiscali
ROMA Un po’ di ossigeno ai Comuni e la possibilità per le Regioni in disavanzo sanitario di aumentare già dal 2013 l’addizionale Irpef secondo quanto previsto dalla legge sul federalismo fiscale. Poi il rinvio al 2015 della riduzione unilaterale dei canoni di affitto per gli immobili occupati dalla pubblica amministrazione. La commissione Bilancio del Senato ha proseguito fino alla tarda serata di ieri l’esame del decreto sulla spending review; il via libera è però slittato ad oggi, mentre l’approdo in aula avverrà lunedì. Ma la necessità di trovare fonti di finanziamento ha portato i senatori ad inserire, in un provvedimento concepito per conseguire risparmi di spesa, misure che di fatto insistono sul lato delle entrate e potranno quindi concretizzarsi in aumenti di imposta.
I tempi a Palazzo Madama si sono dilatati proprio per la necessità di aggiustare e riformulare molte delle modifiche già annunciate. È il caso ad esempio della marcia indietro sull’incremento degli sconti a carico delle farmacie, e del contributo dovuto alle Regioni dalle aziende farmaceutiche. La prima correzione firmata dai relatori prevedeva la pura e semplice soppressione di questi due interventi. Ma il testo è stato poi rivisto per assicurare un’adeguata copertura finanziaria, a compensazione dei risparmi che vengono meno.
E in precedenza era stato approvato un emendamento presentato da tre senatori del Pdl, in base al quale le Regioni sottoposte a piano di rientro dal disavanzo sanitario con propria legge possono aumentare già dal 2013 l’addizionale Irpef di competenza, secondo la scaletta prevista dal decreto legislativo del 2011 in materia di federalismo fiscale. Quel testo dà la possibilità di aggiungere all’aliquota base dell’addizionale pari allo 0,9 per cento una maggiorazione dello 0,5 e poi dell’1,1. Le otto Regioni in questione (Lazio, Campania, Abruzzo, Molise, Piemonte, Sicilia, Calabria, Puglia) avrebbero la possibilità di passare già dal prossimo anno al secondo gradino, dunque ad un’aliquota complessiva del 2 per cento. A questo livello di prelievo di deve però aggiungere lo 0,3 per cento applicato in tre delle Regioni in questione, perché non hanno centrato gli obiettivi (Campania, Molise e Calabria) e l’ulteriore 0,33 applicato a tutte le Regioni a seguito del decreto salva-Italia. Se, come lascia pensare il testo dell’emendamento, lo 0,6 per cento in più si aggiungerà a tutte queste componenti dell’addizionale, il livello dell’addizionale potrebbe arrivare al 2,33 ed anche al 2,63 nelle Regioni più in ritardo.
È stato salutato con favore dall’Anci, l’associazione dei Comuni italiani, un altro emendamento che destina alle Regioni (escluse Val d’Aosta, Friuli e Trentino-Alto Adige) 800 milioni da girare ai Comuni. Il testo precisa anche la distribuzione delle somme: ben 171,5 milioni andranno alla Sicilia, contro gli 83 della Lombardia e i 79 del Lazio. Da dove vengono queste risorse? Per 300 milioni dalla riduzione di un contributo stabilito poche settimane fa a beneficio dei Comuni finanziariamente più virtuosi; per altri 500 dai fondi dell’Agenzia delle Entrate, normalmente destinati ai rimborsi d’imposta. Di conseguenza i rimborsi stessi saranno erogati in misura minore.
Sempre per iniziativa dei due relatori (Giaretta per il Pd e Pichetto Fratin per il Pdl) è stata rinviata la decurtazione del 15 per cento degli affitti pagati dalla pubblica amministrazione. Una norma contestata per le modalità unilaterali con cui lo Stato avrebbe potuto modificare un contratto in essere, e per le conseguenze sul mercato immobiliare. La correzione prevede che lo sconto obbligatorio scatti dal primo gennaio 2015 invece che 2013: si applicherà però già a partire da quest’anno ai contratti in scadenza, a mano a mano che vengono rinnovati, sempre fatta salva la possibilità di recesso del locatore. Gli ultimi nodi affrontati nella seduta notturna riguardavano l’eventuale mantenimento in vita di tre Province (Terni, materia e Isernia) la cui soppressione lascerebbe le rispettive Regioni con una sola Provincia e il possibile salvataggio di altri 2.000 lavoratori esodati penalizzati dalla riforma delle pensioni.