Chieti ha perso nell'ultimo biennio 3000 posti di lavoro. Un’emorragia inarrestabile che ha messo in ginocchio l'economia cittadina. Un drammatico fardello, mentre le poche realtà produttive rimaste si apprestano a sospendere l'attività per ferie. Ma salvo la Walter Tosto serbatoi, 350 addetti, che naviga col vento in poppa, anche altri stabilimenti, stanno accusando condizioni di grande criticità, A cominciare da Sixty. Le statistiche non lo evidenziano, ma tra i posti di lavoro persi e lo spopolamento demografico della città (3400 residenti nel decennio) una pur minima correlazione ci sarà. E questo dato è emblematico di come negli ultimi anni, a fianco della crisi di mercato generale e internazionale, sia anche mancata una politica locale capace di frenare la chiusura di tante fabbriche e la fuga dei residenti. «La situazione è drammatica per quanto riguarda la perdita di posti di lavoro, perché tocca il privato e il pubblico», denuncia il segretario provinciale della Uil Antonio Cardo. E cita gli ultimi dati: 180 posti in meno alla Provincia, oltre 800 nella sanità pubblica (per mancato turn-over e per la pianta organica ridotta), tantissimi di Villa Pini e dintorni, 133 dipendenti dell'ex Burgo, 260 esuberi alla Sixty, 400 lavoratori in meno nell'edilizia, qualche centinaio di addetti in meno nei settori artigianato e commercio, ecc.
Il tasso di disoccupazione nel comprensorio di Chieti ha raggiunto il 18,7%, a fronte del 12,1% dell'intera provincia e del 12,8% dell'Abruzzo. E' esploso negli ultimi mesi dodici mesi il ricorso agli ammortizzatori sociali, con queste differenze impressionanti: la cassa integrazione ordinaria è passata da 198.755 ore a 506.774 ore con un più 155%; la straordinaria da 136.644 a 33.794 ore con un più 144,3%. Confermano i dati della debacle, le ore di cassa integrazione in deroga che in un anno sono scese da 1.081. 826 a 65.163 con meno 94%. Il crollo verticale della Cig in deroga, indica l'approdo di miglia di lavoratori nel limbo della mobilità, anticamera del licenziamento. Il quadro provinciale è altrettanto drammatico. Per il sindacalista della Uil, salvo il distretto Sevel-automotive, sono in difficoltà serie molte aziende del Sangro Aventino, del Chietino-Ortonese, la Valsinello e il Vastese. A fronte di molte cause esterne al territorio, anche il sindacato non ha molte medicine da poter prescrivere per una pronta guarigione. «La politica locale deve farsi carico della tremenda crisi e trovare le soluzioni quantomeno per bloccarne la corsa», dice Cardo. La Uil chiede all'amministrazione Di Primio di «agevolare i progetti imprenditoriali disegnati nel capoluogo, dal centro Inte (centro di rigenerazione industriale) nell'ex area Burgo, alla riutilizzazione dell'area ex Zuccherificio».
C'è la speranza che lo sblocco di 13 ettari di terreno ex Burgo «può rendere vicino l'avvio dei primi insediamenti produttivi che avranno anche il valore di una inversione di tendenza». Ma la Uil si propone di sviluppare, d'intesa con gli altri sindacati confederali, un'azione nei confronti dell'amministrazione comunale sul piano sociale. «Dobbiamo aprire una vertenza territoriale con le amministrazioni locali, a partire dal Comune di Chieti - spiega Antonio Cardo - su bilanci, tariffe e servizi ai cittadini, fortemente minacciati dalla sciagurata politica nazionale che, con tagli indiscriminati e ripetute sule stesse rimesse agli enti locali, rischia di annullare completamente la capacità di intervento degli stessi comuni nelle proprie politiche sociali».