Poco spazio per il dialogo con il governo, effetti dei tagli che impongono una rivisitazione della politiche e necessità di rinnovare la mentalità degli amministratori. Ieri, oggi e domani della spending review secondo il presidente della giunta regionale Gian Mario Spacca. Il giudizio che avete dato, come presidenti delle Regioni, è stato molto negativo. La spending review taglia i servizi più che la spesa. C'è un problema di fondo che va sottolineato: sulla spinta dell'emergenza, in questo momento, il governo non lavora di fino, ma su flussi e macrodati. Questo toglie spazio al dialogo e ai distinguo che invece sarebbero necessari. Un atteggiamento che penalizza soprattutto chi ha i conti in ordine. Io capisco l'atteggiamento del governo, ma in questo momento devo difendere la comunità che rappresento. Comunità che rischia di veder vanificati gli sforzi che ha già fatto: tutte le manovre nel 2013, con queste cifre, rischiano di essere insufficienti. Forte dissenso per quanto riguarda le Province. Intanto per la titolarità degli accorpamenti che è stata affidata ai Cal e che noi chiediamo invece faccia capo alle Regioni; in secondo luogo chiediamo che ci sia più flessibilità nella scelta dei nuovi territori con la possibilità di rivedere i confini attuali fermi restando i parametri e le competenze decisi dal governo. Devo dire che l'impressione che abbiamo avuto è che non ci siano molti spazi di trattativa. Il ricorso alla Corte Costituzionale? Lo stiamo valutando ma anche qui occorre fare chiarezza: non è sulle Province ma riguarda il profilo di legittimità di tutto il provvedimento del governo. Ieri, c'è stata una schiarita per quanto riguarda gli 800 milioni che saranno trasferiti alle Regioni per essere girati ai Comuni. C'è alla base un gentleman agreement perché siano destinati al trasporto pubblico, altrimenti destinato a scomparire. La preoccupazione più grande riguarda però la sanità. Certo. Ripeto non sono tagli di spesa ma di servizi. Il fatto di avere i conti in equilibrio, una legge di riforma che abbassa i posti letto, un'organizzazione a cui si guarda come modello, non ci mette al riparo dalle preoccupazioni. Qual è la situazione dei posti letto? La situazione attuale è 3,4 posti letto per acuti ogni mille abitanti e l'obiettivo della riforma regionale è di abbassarlo a 3,03 mentre siamo a 0,6 posti letto per la lungodegenza con l'obiettivo di salire a 0,87. I nuovi limiti ci mettono in difficoltà soprattutto per la lungodegenza ma, proprio per le caratteristiche della popolazione marchigiana, riteniamo che non possiamo discostarci dalla nostra previsione. Eppure la riforma ha trovato e trova molte resistenze. Abbiamo fatto molti appelli a enti locali e sindacati per una rapida approvazione non sempre ascoltati e, anche se non siamo al riparo dagli effetti, partiamo da una posizione migliore rispetto a quella di tutte le altre regioni. Un punto di partenza che non riguarda solo la sanità: è dal 2009 che l'azione della Regione è mirata a una razionalizzazione e a un contenimento delle spese pur continuando a sostenere l'intero territorio estendendo persino le nostre competenze. Non so se questo sarà ancora possibile in futuro. A cosa si riferisce in particolare? Per quanto riguarda l'emergenza occupazione, abbiamo allargato le tutele ai lavoratori. Ai Comuni abbiamo garantito il Patto di stabilità verticale e sostegno alle politiche sociali. Pessimista? No, abbiamo una buona solidità finanziaria e le azioni fin qui intraprese per la riorganizzazione consentono di dire che siamo pronti ad intercettare anche un minimo segnale di inversione di tendenza. Credo però che sia necessario anche un salto culturale da parte di politici e amministratori. In quale direzione? L'epoca dell'allargamento della spesa pubblica è finito, per sempre. Le risorse per la comunità diminuiscono e occorre farsene carico. Invece, l'habitus mentale per affrontare questo cambiamento è ancora molto lontano