Un sistema locale di trasporto in piena crisi dopo i tagli degli ultimi anni. Dal mondo dei servizi in concessione si leva un moto di ulteriore preoccupazione. Stavolta il problema è legato al passaggio alle regioni delle ultime consorelle sopravvissute alla gestione statale. Tutti quei debiti, se piombati all'improvviso sulle casse della Regione, potrebbero inficiare ancora di più l'operatività delle societò di trasporto operanti in Puglia. L'ingegner Massimo Nitti , il vicepresidente di Asstra, l'Associazione che queste società le rappresenta, non si nasconde dito un dito: «Non esiste che lo Stato sani i debiti delle proprie società prendendo i soldi della Regione. Esistono società ben gestite e società mal gestite, ma ciascuno deve sapersi assumere le proprie responsabilità. Non è che per gli errori di qualcuno, ora dobbiamo pagare tutti». Ingegner Nitti, cosa accadrà adesso se il governo decide di andare avanti con l'idea di utilizzare i fondi per le aree sottoutilizzate (Fas) destinati alle regioni cosiddette obiettivo per ripianare i conti di una delle società destinate a transitare nel patrimonio della regione Puglia ? «Non esiste che lo Stato utilizzi i fondi Fas per ripianare i debiti di un'azienda di Stato. E' stato detto più volte dalla giunta regionale, i Fas sono soldi destinati agli investimenti, allo sviluppo e alla creazione di ricchezza nel territorio. Ripeto, non si può condividere la linea di ci vuole sanare i debiti di una società di cui è il principale azionista usando soldi degli altri. Lo Stato può fare quello che vuole, ma lo faccia con i soldi suoi». Parla come se questa operazione finanziaria danneggiasse anche voi. E' così? «Io non entro nel merito della questione, perché la situazione debitoria reale delle Fse non la conosco. Però se fosse vero quello che leggo sui giornali ci sarebbe da spaventarsi. Se quelle sono le cifre, allora davvero c'è da augurarsi che il ripiano di quel debito non non si riverberi sull'intero comparto che è già in grandissima difficoltà dopo i tagli lineari dei fondi a livello nazionale. Intendiamoci, situazioni debitorie simili, nel settore trasporti, ce ne sono tante in Italia. Il problema è che la risorse per il trasporto pubblico locale sono diventate sempre più esigue. La situazione dell'Italia è al limite del collasso». Ma parliamo di problemi generalizzati, perché quello delle Fse è diventato un caso? «I tagli hanno colpito tutti, però poi ci sono responsabilità dirette o indirette di chi amministra le singole società. Anche nelle difficoltà e nella scarsezza di risorse bisogna saper gestire e io non vorrei che alla fine non dovesse patire un'ulteriore penalizzazione chi invece, in questi anni,ha dimostrato di saper fare gestione imprenditoriale in maniera cor retta». Lei, come operatore del settore, ritiene che il passaggio di Fse alla regione potrà favorire o interferirà nell'integrazione tra i servizi di trasporto che dovrebbe sfociare, nelle intenzioni della Regione, nella creazione di un gestore unico? «In linea di principio potrebbe essere più facile discutere di interoperabilità e integrazione del servizio. Ma non è la proprietà dell'azienda che cambia i rapporti. È un fatto che ha a che vedere con scelte di tipo politico. Asstra chiede che le aziende facciano loro lavoro e la politica faccia il suo. Viviamo di contratti di servizio bisogna avere un po' di attenzione a tutto il comparto e non fare scelte che potrebbero penalizzare l'intero quadro del trasporto della Regione». Insomma, lei il trasferimento di Fse alla Regione lo valuta positivamente o neg ativamente? «Non si tratta di una scelta. Il processo di trasferimento alle Regioni è partito già con una legge del 1998. La Puglia è l'unica regione in Italia che non possieda società di trasporto. Quindi nel momento in cui la regione Puglia prende in carico una delle società delle gestioni ex commissariali non fa altro che adempiere alla legge. Il problema, dunque, non è il merito, ma il metodo attraverso il quale si intende raggiungere questo obiettivo » .