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Data: 28/07/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Volkswagen contro Marchionne: lasci la presidenza dei costruttori. Il gruppo tedesco: «È insopportabile. Commenti inqualificabili»

ROMA - Nervi scoperti e atmosfera incandescente nel settore dell’auto, soprattutto in Europa dove la crisi ha spinto diversi costruttori in una posizione molto critica.
La Volkswagen non ha impiegato molto a rispondere alle accuse lanciate da Sergio Marchionne sull’Herald Tribune. «È insopportabile, deve dimettersi da presidente della Acea», ha dichiarato il portavoce di Wolfsburg Stephan Gruehsem al Wall Street Journal. Il responsabile della comunicazione aziendale del più grande costruttore automobilistico europeo è stato categorico, arrivando a minacciare pesanti conseguenze per l’Associazione continentale dei Costruttori se il numero uno di Fiat e Chrysler non ne lascerà la guida: «Chiediamo le sue dimissioni, i suoi commenti ancora una volta sono stati inqualificabili».
Gruehsem ha aggiunto che il gruppo Volkswagen sta valutando l’ipotesi si abbandonare l’Associazione in seguito alle dichiarazioni del manager italo-canadese. Marchionne da Detroit non ha replicato, nel weekend rientrerà in Italia e probabilmente aggiungerà qualcosa all’argomento all’inizio della prossima settimana quando sono in calendario per tre giorni di seguito il Consiglio Chrysler, quello di Fiat e quello di Industrial, quest’ultimo nella stessa giornata in cui il manager incontrerà anche i sindacati che hanno firmato gli accordi. In quest’ottica potrebbero esserci degli aggiornamenti sull’operatività degli impianti italiani, alcuni dei quali hanno in calendario lunghi periodi di cassa integrazione.
Tornando allo scontro Torino-Wolfsburg non è la prima volta che i rapporti sono tesi e in passato ci sono state polemiche sull’interesse dei tedeschi per l’Alfa Romeo e anche in occasione del lancio della citycar up! che si è inserita nell’unico settore in cui il Lingotto ha la leadership europea e una tradizione consolidata (la 500 ora sta andando forte anche in America). I vertici della Volkswagen sono andati avanti per la loro strada facendo shopping in Italia: alla Lamborghini che controllano da diverso tempo, hanno recentemente aggiunto l’Italdesign di Giugiaro e proprio le scorse settimane la Ducati (attraverso l’Audi) e la pista di Nardò (attraverso la Porsche che da mercoledì prossimo sarà al 100% VW).
Più pacata la posizione di Christian Klinger, potente responsabile del marketing e delle vendite all’interno del board di Wolfsburg che, illustrando gli ottimi risultati della sua azienda nel primo semestre, ha respinto le accuse di Marchionne sottolineando che la Società non persegue una politica dei prezzi particolarmente aggressiva, ma ammettendo che in Europa la concorrenza si sta intensificando. Anche da Bruxelles nessun campanello d’allarme. «La Commissione europea non è a conoscenza di pratiche scorrette sui prezzi applicate da Volkswagen», ha dichiarato il commissario UE alla concorrenza Almunia. Resta il fatto che, come presidente Acea, Marchionne spinge per una riorganizzazione coordinata dall’Unione per risolvere i drammatici problemi di sovraccapacità produttiva, mentre Wolfsburg non è interessata all’argomento poiché le sue fabbriche viaggiano a buon ritmo (in Europa una nuova auto venduta su quattro è del gruppo tedesco).
Mentre proprio la Volkswagen sta indagando perché vittima di spionaggio industriale operato dai suoi soci cinesi della Faw, i dati semestrali delle vendite mondiali confermano il grande ritorno di Toyota che negli ultimi mesi ha rinforzato la leadership riconquistata ad inizio anno consegnando 4,97 milioni di veicoli contro i 4,67 di GM e i 4,46 proprio di Volkswagen.

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